Il pensiero

Fondamentale nella speculazione filosofica di Capograssi è il concetto di persona. L’originalità del suo personalismo risiede nell’idea che l’individuo, nel mondo sociale, sia in costante relazione con le istituzioni intese come “organismi etici collettivi”. Altrettanto importante la sua concezione dello Stato. Fu critico nei confronti dello Stato corporativo che non si limitava ad avere una funzione conciliativa e pacificatrice, ma intendeva formare una nuova realtà sociale: non più “Stato soggetto alle realtà sociali, essenzialmente formato da esse, (…), ma Stato a sé stante, vera forma sostanziale”. Capograssi, che intende restituire lo Stato alle sue vere funzioni di definitore e gestore di tutti gli interessi nazionali, è per uno Stato costituzionale democratico nel quale l’autonomia regionale si pone a difesa dell’individuo e delle singole realtà sociali.

“La vera individualità di Capograssi – ha scritto p. Giandomenico Mucci s.j. tracciandone un profilo -, la verità della sua vita, tutta intima e nascosta, fu quella di umanista cattolico e uomo di riflessione e di preghiera”. E se: “non si considera a fondo questa sua anima segreta, non restano sufficientemente illuminate le sue qualità di finissimo giurista e originale filosofo, di penetrante moralista e prosatore vigoroso. Anche chi leggesse i 7 volumi delle sue opere, tra le quali Introduzione alla vita etica, Analisi dell’esperienza comune e Il problema della scienza del diritto, conoscerebbe il meno di lui, se contemporaneamente ignorasse la sua interiorità, il suo continuo anelito all’unione con Cristo vissuta nei Sacramenti, nutrita di Scrittura, sostenuta dai prediletti Dante e Manzoni”.

Commentando i tre volumi di “Pensieri a Giulia, padre Mucci sottolinea: Sono pagine lievi e profonde, nelle quali la fede genuina si compone senza reticenze e strappi con la cultura e la cultura si trasforma in un una vasta apertura sul mistero dell’uomo, in stupefatta meraviglia per l’opera di Dio negli intelletti e nei cuori: meraviglia che il crocifisso Dio dell’amore ci abbia dato la sua stessa carità e voglia che l’uomo la diffonda intorno a sé”. “Non è per puro caso – conclude padre Mucci – che Paolo VI abbia confidato a Giulia, dopo la morte di Capograssi, il suo desiderio di vedere iniziato il processo canonico di beatificazione di un così esemplare servitore di Dio, dell’uomo e dello Stato”.

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