Antonio Rocco (1586-1653)

Antonio Rocco nacque a Scurcola Marsicana (Aq) nel 1586 e morì nel 1653.

Professore di filosofia, Rocco fu legato al libertinismo e a quello che Giuseppe Spini ha definito l'”Aristotelismo eretico” di ambito padovano. Di questa sua battaglia filosofica è oggi ricordata soprattutto la sua strenua battaglia contro Galileo Galilei nel nome della visione aristotelica della scienza. Dal 1888 è inoltre identificato come l’autore di una delle più celebri apologie della pederastia L’Alcibiade fanciullo  scola, scritto nel 1630 e pubblicato, anonimo, a Venezia nel 1652.

“Alcibiade fanciullo a scuola”, sfuggito all’Indice ma considerato l’opera piú diabolica e immorale del Seicento, all’epoca in cui fu scritto (1641) circolò in pochi esemplari anonimi e con false indicazioni di luogo e data di stampa a causa della feroce persecuzione censoria. La vicenda, ambientata nella Grecia classica, vede l’anziano Filòtimo, maestro del bell’Alcibiade, sperimentare tutta la propria scienza oratoria per convincere il giovane a concedergli le sue grazie, argomentando con un abile e pretestuoso ragionamento retorico come ciò sia cosa giusta e necessaria. Al termine del vivace confronto dialettico l’allievo accondiscende a soddisfare i sensi del suo precettore suscitando lo scandalo che condannò il libro alla “damnatio memoriae”.

In un saggio ormai abbastanza datato ma sempre attuale per la validità critica “L’Alcibiade fanciullo a scuola”. Nota bibliografica in “Studi Secenteschi”, XXVI, 1985 Laura Coci scrisse: ” L’Alcibiade fanciullo a scola può forse considerarsi lo scritto più osceno della letteratura italiana del Seicento.
La trama è alquanto esile: in una Grecia di fantasia un pedagogo omosessuale tenta, con successo, di corrompere un giovanissimo allievo, Alcibiade. E’ evidente il ricordo del Convito platoniano, che pure presenta un’analoga situazione, ma rovesciata: è infatti il giovane e bellissimo Alcibiade che aspira all’amore dell’Anziano e austero Socrate.
Lo scandalo non risiede tanto nell’intreccio del libro, né nell’amplesso che lo conclude, quanto nel lucido, razionalissimo rovesciamento della morale costituita appunto da Filotimo, maestro ben esperto di logica e capace di controbattere con rigore tutto dimostrativo alle obiezioni di Alcibiade, di volta in volta assennato interprete dell’istinto naturale, dell’opinione comune, dello scrupolo religioso. Non si tratta semplicemente del gusto dell’infrazione alla norma (che contraddistingue, ad esempio, la produzione erotica del Pallavicino), a del vero e proprio rovesciamento di essa, che porta alla costituzione di una norma nuova e coerente condotta sul filo di un ragionamento aberrante ma impeccabile. Operazione che verrà portata alle estreme conseguenze, ben un secolo dopo, soltanto da Sade”.

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