Enrico Lucca, La scrittura in esilio. Ermeneutica e poetica in Edmond Jabès

Edmond Jabès (Il Cairo, 1912 – Parigi, 1991) è una figura assai singolare nel panorama della letteratura novecentesca. Poeta ebreo egiziano in esilio a Parigi, i suoi libri sfidano ogni tentativo di classificazione, rompendo con ogni distinzione di genere e costituendo un vero e proprio rompicapo ermeneutico. Per la loro peculiarità, a partire dagli anni Sessanta questi testi hanno destato sempre maggiore interesse, emergendo come protagonisti nel contesto dell’incontro tra filosofia e pensiero ebraico che ha segnato parte della riflessione francese del secondo Novecento. Al centro di questo libro sta il contributo che l’opera di Jabès offre per un’analisi che voglia comprendere la triplice relazione tra testo, autore e lettore. Tenendo come sfondo il tema dell’interpretazione, vengono enucleati anche altri importanti risvolti filosofici come il rapporto tra scrittura ed estraneità, la questione dell’alterità, l’interrogazione sull’identità ebraica e il legame, assai intricato, tra l’ermeneutica di Jabès e l’esegesi ebraica delle Scritture.

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