Antonio Rocco. L’Alcibiade fanciullo a scola (1652)

Li antichi filosofi, o lettore, nell’insegnare ai loro discepoli l’uso di belle lettere, incomminciavano da bel principio a cacciarli la loro scienza per lo buco di dietro. E dicevano loro che in modo tale sarebbero riusciti perfettamente dotti, quando per questa via ricevessero la virtù dei loro precettori.

Ma se mai il mondo è stato prodigo di vizii nelle scole, ora si può chiamare col non plus ultra. È arrivato a termine, dico, che può dirsi teatro d’obbrobrii, scena di vituperii e albergo di tutti i vizii; i precettori in questi tempi osservano l’istesso uso degl’antichi nell’insegnare a fanciulli. E se averai di ciò osservato, da molti avrai inteso dire che dall’ingordigia del maestro, nell’infondere le sue scienze nel discepolo, e per fretta, li hanno il più delle volte rotto il ricettario.

Tu dunque, mentre leggerai la scola d’Alcibiade, conoscerai il modo per far perfetti nelle scienze i tuoi figlioli, levandoli da maestri di Sodoma. E vivi felice.

 

L’Alcibiade fanciullo a scola
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