Gabrio Lombardi (1913-1994)

Gabrio Lombardi (1913-1994)

Gabrio Lombardi nacque a Napoli il 14 settembre 1913, assieme ad un fratello gemello morto neonato, e fu battezzato nella parrocchia di Santa Lucia con un nome abbreviato ad arte. Il motivo del mancato utilizzo del nome intero proposto Gabriele sembra che vada ricercato nel desiderio del parroco di evitare il ricordo del poeta D’Annunzio che, probabilmente, con il suo atteggiamento estetizzante diffusosi nella classe borghese, contrastava con l’immagine dell’Arcangelo che fa parte della tradizione dei cristiani. Fu l’ultimo di sette figli, dopo Paolo, Edoardo, Pia, Renato, Riccardo, Annie. La madre si chiamava Emma Vallauri, mentre il padre Luigi, ingegnere e docente di Elettrotecnica, dopo avere insegnato prima nell’Università di Roma, poi in quella di Torino, al tempo della nascita del figlio Gabrio, insegnava nell’Università di Napoli. La famiglia paterna era originaria di Dronero, in provincia di Cuneo, un paese che influì notevolmente sulla formazione interiore di Lombardi. Ivi dedicò uno studio all’architettura e all’insieme degli ornamenti in rovina del Castello di Montemale. Per tutta la sua vita, egli conservò l’abitudine di recarsi a Dronero e alla Val Maria ogni anno d’autunno. Il giovane studente, tuttavia, trascorse gran parte del suo tempo a Roma, dedicandosi ad approfondire la preparazione culturale ed umana. Nell’istituto Massimo dei Padri Gesuiti, fondò, nel 1927, il movimento giovanile Lega missionaria studenti, animato dal fiammingo P. Haeck. Il sacerdote Giuseppe Massaruti, che morì nel 1958, fu il suo padre spirituale. Lombardi lo ha ricordato pubblicando, nel 1975, annotazioni del cammino interiore (Da tè consolato, con Tè consolatore, Itinerario di un’anima, Ancora, Milano).

Si laureò in Giurisprudenza nel 1935 nell’Università di Roma e, l’anno seguente, frequentò un corso di perfezionamento nell’Università di Praga “Carlo”. Suo Maestro fu Pietro de Francisci a cui va il merito di avergli fatto nascere l’interesse scientifico per le materie romanistiche. Di là dal rapporto maestro–allievo, i due erano accomunati dalla nobiltà d’animo, da una concezione austera della vita, dal conoscere e adempiere coscienziosamente i propri doveri personali e sociali. Tra i maggiori cultori di Storia del diritto romano del XX secolo, de Francisci ricoprì cariche accademiche e poi di governo nel periodo della dittatura fascista e fu allontanato dall’insegnamento nel dopoguerra. A tale proposito, Lombardi nella Premessa della prima delle sue due principali monografie Ricerche in tema di ius gentium del 1946 (la seconda, pubblicata sette mesi dopo, sarà Sul concetto di ius gentium) così si espresse:

“Le ricerche sono dedicate — con affettuosa riconoscenza — a Pietro de Francisci. Lontano dalla cattedra, egli continua ad attendere instancabilmente agli studi, largo ai discepoli dei frutti insostituibili della sua esperienza. I quattro volumi sugli Arcana Imperii, di imminente pubblicazione, non ci faranno rimpiangere questo periodo di raccoglimento; faranno peraltro sentire più vivo il desiderio che il Maestro venga restituito all’insegnamento, per il bene della scuola italiana”.

Quel desiderio, da molti condiviso, fu presto esaudito e de Francisci poté ritornare alla prestigiosa cattedra romana. Intanto Lombardi, avvalendosi soltanto dei suoi mezzi, del suo talento e senza forzare l’andatura, arrivò all’insegnamento di Storia del diritto romano nelle Università di Roma (1944–1949), Pavia (1949–69) e Milano (1969–83). Ogni settimana egli da Roma si recava in treno in quelle lontane città del nord, quindi ritornava, senza mai venir meno ai propri doveri di professore. Con i titoli che possedeva, avrebbe potuto chiedere ed ottenere il trasferimento nell’Università romana, nella quale aveva insegnato negli anni della giovinezza da incaricato, ma giammai fece tale richiesta. La sua dignità non gli consentiva di inoltrare istanze poco gradite ai colleghi o estranee alle consuetudini del mondo accademico. D’altra parte, a Roma mantenne dal 1949 l’insegnamento d’Istituzioni di diritto romano nella Pontificia Università Lateranense. Sempre dal 1949, ebbe la direzione della rivista internazionale Studia et documenta historiae et iuris del Pontificium Institutum Utriusque Iuris presso l’Università Lateranense, succedendo ad Emilio Albertario, un altro dei suoi maestri. Franco Casavola, già presidente della Corte costituzionale, esprimendo in maniera sintetica l’importante ruolo delle figure dei suoi due maestri e lo stile personale di Lombardi nell’indagine storico–giuridica, scrisse quanto segue:

“Tra De Francisci, storico di grandi meditazioni sociologiche, secondo un penetrante giudizio di Santo Mazzarino, ed Albertario, filologo della scansione diritto classico diritto giustinianeo. Lombardi provò a delineare storie lunghe di istituti, nelle prassi e nelle concettualizzazioni; […]”

Fatta eccezione per un corso di storia dedicato a Lo sviluppo costituzionale dalle origini alla fine della Repubblica, risalente alfebbraio 1939, impiegato forse quando agli inizi della sua carrierainsegnava a Roma, la passione di Lombardi verso le discipline romanistichesi manifestò soprattutto intorno ad un classico argomentodel Diritto romano: la laicità dello Stato ed il rapporto tra imperoromano e cristianesimo. Numerose sono altresì le sue pubblicazionidi carattere storico.Dal 1964 al 1970 ha ricoperto la carica di Presidente del MovimentoLaureati di Azione Cattolica. È stato investito inoltre di quella diPresidente del Comitato cattolico docenti universitari.Gabrio Lombardi si è spento a Roma il 4 aprile 1994, giorno di lunedìdell’Angelo, nella Clinica Salvator Mundi, a causa di un male alsistema linfatico e dei postumi di un intervento chirurgico alla vescica.

Probabilmente, era scritto nel suo destino che dovesse nascere alla vita eterna (era solito definire la morte come il dies natalis) ad ottant’anni, con una differenza, di sei mesi e venti giorni rispetto all’inizio di quella mortale. Nella camera ardente allestita, il volto smunto nella sua appariscente corporatura rivelava la lunga sofferenza stoicamente patita, che lo ha segnato profondamente nello spirito anzi che nel corpo. Nell’autunno del 1993, dopo circa undici anni d’invalidità fisica, era già venuta a mancare la consorte Lia Codacci Pisanelli alla quale, non avendo figli, lo univa la comune visione di un’esistenza spesa in totale abnegazione di sé.

Fra gli scritti: Lo sviluppo costituzionale di Roma dalle origini alla fine della Repubblica (1937), Ricerche in tema diius gentium” (1946), Persecuzioni laicità libertà religiosa (1991); curò l’edizione postuma dei Pensieri a Giulia di Giuseppe Capograssi (3 voll., 1978-81), cfr. La lezione di Capograssi nella vita e nell’opera di Gabrio Lombardi in http://www.aracneeditrice.it/pdf/566.pdf

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