Galileo (1968)

Galileo di Liliana Cavani è una coproduzione tra Italia e Bulgaria, dove il film, della durata di 108 minuti, viene interamente girato, col sostegno finanziario della Cineriz e un esiguo contributo della Rai, che avrebbe dovuto trasmetterlo alla televisione, senza mai farlo. La pellicola viene presentata in “prima” assoluta alla Mostra cinematografica di Venezia del 1968. Suscita un notevole interesse, soprattutto per l’attualità del tema affrontato e per il dibattito a cui spinge sia la critica che il pubblico. Molto buone le recensioni apparse sui principali quotidiani italiani. La trama segue la storia di Galileo – interpretato da Cyril Cusack – dal periodo padovano fino al processo e si chiude con l’abiura della teoria copernicana di fronte all’autorità ecclesiastica.

Il film, che alla sua apparizione è molto avversato da una certa area cattolica (all’ingresso delle parrocchie viene etichettato: “per adulti con riserva”), è particolarmente legato al periodo storico durante il quale viene realizzato. In una nota ai giornali dell’epoca la Cavani spiega: “Trovo attuale parlare di Galileo. Nel 1964, al Concilio, se pure ad opera dei soli progressisti, è stato detto: “Ci sia concesso deplorare certi atteggiamenti morali derivati dal non aver sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza e che trascinarono molti spiriti a ritenere che scienza e fede si oppongano fra loro”. La Chiesa ha diffidato della scienza e ne diffida in gran parte anche oggi. Scienza vuol dire fisica economia sociologia antropologia etnologia, ricerche che hanno portato la conoscenza molto lontano. La Chiesa avrebbe dovuto andare molto lontano di pari passo con loro; viceversa, assistiamo tuttora a lotte sorde o scoperte tra i cosiddetti tutori dell’autorità e tutti quei cristiani che “contestano”. Perché in definitiva oggi come ieri quello che si cerca di difendere non è lo spirito della Parola trasmessa, ma l’autorità dell’istituto ecclesiastico”.

Quanto alla corrispondenza con il Galileo storico la Cavani continua: “Il mio film vuole raccontare soltanto lo spirito di una lotta: quella tra l’uomo di cultura, che ha compreso ormai il diritto della libertà di indagine e l’autorità, un’autorità che si dichiara religiosa e che quindi si direbbe fondata sullo spirito e viceversa agisce come un istituto che pare credere soltanto nelle proprie fondamenta”. E ancora: “Quando si parla del mondo d’oggi con tutto il pessimismo dei predicatori infastiditi, dovremmo reagire e capire che i mali di oggi sono il frutto della disabitudine a pensare con la propria testa, a cercare di capire le parole che pronunciamo, la disabitudine alla responsabilità individuale dei fatti sociali, e il demandare ad una fantomatica “Provvidenza” la risoluzione di tutte le ingiustizie (tipo fame sperequazione abuso violenza intolleranza ignoranza). Questa è l’educazione. Galileo fu punito perché metteva in discussione i dettami della Chiesa”.

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