Guido Calogero a Scanno

Guido Calogero nacque a Roma il 4 dicembre 1904, da padre messinese, Giorgio, un bravo professore di francese e da Ernesta Michelangeli, figlia di Luigi. Quest’ultimo, di origini marchigiane, fu professore universitario di letteratura greca e poeta carducciano (di lui Calogero scrisse la voce nell’Enciclopedia Italiana).

Il 1925 fu l’anno della laurea, ad appena 21 anni, e dell’inizio della collaborazione alla rivista diretta da Gentile ”Giornale critico della filosofia italiana”, con recensioni e saggi, incentrati quest’ultimi sulla logica antica e su quella di Aristotele in particolare, che furono trasfusi nel suo primo libro organico e classico nel campo di tali studi “I fondamenti della logica aristotelica”, 1927, in ”Studi filosofici”, diretta da Gentile. Nel 1934 assumerá la redazione fiorentina della rivista, alla quale dará nuovo impulso, chiamando a collaborarvi studiosi ebrei in fuga dalla Germania come Kristeller, Kroner, Löwith, H.Levy, Walzer, aprendo il dibattito filosofico italiano al più avanzato pensiero europeo.

La vita di Calogero dal 1937 al 1942, anno del suo primo arresto, fu tutta generosamente spesa in una sottile, fecondissima opera di risveglio politico delle coscienze, negli ambienti sopratuttto universitario e culturale, con l’attività cospirativa del Movimento, con lo stile e i contenuti del suo insegnamento, con le linee di interesse dei suoi scritti, con l’attività cospirativa del Movimento.

Il ritmo dell’impegno politico fu ormai frenetico e, come si vede, anche scoperto nella sua versione pubblica, per cui egli venne arrestato il 2 febbraio 1942 e condotto alle Murate di Firenze.

Restò in carcere quattro mesi, fu sospeso e destituito della cattedra e poi mandato al confino di Scanno, in Abruzzo, fino a maggio 1943, dove si trasferì anche la famiglia. Non potè rispondere per allora pubblicamente a Croce, che aveva criticato il Liberalsocialismo nel numero della ‘Critica’ del gennaio 1942.

Fu arrestato nuovamente a Scanno l’8 giugno e portato nel carcere di Bari, dove restò fino alla scarcerazione del 28 luglio con Vittore Fiore e figli e Cifarelli.

Dopo lo sbandamento dell’8 settembre ed essendo Roma occupata dai nazifascisti, Calogero tornò a Scanno, dov’era ancora la sua famiglia e vi restò fino alla liberazione di Roma del 1944 (ospitò da settembre 1943 al marzo 1944 Carlo Azeglio Ciampi).

Nel silenzio drammatico della cella e nella residenza coatta del confino, Calogero mobilitò le energie intellettuali al diapason per fissare cardini teorici nelle varie discipline filofiche, affinchè non si perdessero mai per sempre, dopo tanta esperienza di tragedia, come stava emergendo nel cuore della guerra atrocissma e disumana, certi principi, certi assiomi, certi orientamenti, certi modi di affrontare i problemi. Si impegnò, affinchè la filosofia mai si smarrisse, mai venisse meno al suo compito umanissimo ed etico di orientamento, di consapevolezza al servizio sempre dell’umana dignità.

Così sul piano della filosofia politica, chiarì profondamente i due concetti chiave della libertà e della giustizia, le due stelle polari della salvezza etico-politica, che dovevano poi tradursi più analiticamente in indicazioni operative per un nuovo modo di fare politica e di organizzarsi, richimando il loro problematico rapporto, non automaticamente correlato.

Individuò nel Partito d’Azione lo strumento politico che poteva assumere quei principi come orientamenti di fondo e storicamente tradurli sul piano della norma e dell’ethos civile.

Così accanto alla stesura di quelle che saranno le ‘Lezioni di filosofia’(uscite nel dopoguerra), Calogero scrive a Scanno nell’aprile 1945 ”La giustizia e la libertà. Saggio sul liberalsocialismo del partito d’Azione”.

Già nel 1944, quando i nazifascisti occupavano gran parte della penisola, accanto alle azioni di Resistenza in Abruzzo”favorendo l’occultamento dei prigionieri e stabilendo contatti con gli Alleati che avanzavano dalla parte del Sangro”, come ricorda Butticci (11), avviò un intenso lavoro di orientamento e di riflessione con scritti brevi, giornalistici sul quotidiano del Partito ’L’Italia Libera – G.L.” Richiamava l’equivalenza tra rivoluzione sociale e rivoluzione liberale, la non accettazione di una concezione della libertà, che implicasse quella di morire di fame, ma fosse ‘libertà liberatrice’ sul piano delle condizioni quotidiane di vita, le vicinanze e le differenze tra laburismo e liberalsocialismo, la diversa concezione del socialismo, che restava insufficiente ed equivoco se non era accompagnato dall’aggettivo liberale, le consonanze, ma anche le diverse storie del socialismo liberale di Rosselli e il liberalsocialsimo, i problemi della radio, dell’Europa, della democrazia, della scuola.

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