Flaminio Massa (1770-1805)

La figura e l’opera di Flaminio Massa (nato a Pacentro nel 1770 e morto a Milano nel 1805) è spesso citata nei testi e nelle biografie di eminenti personaggi della storia d’Italia. Da Mario Pagano (massimo giurista nel settecento e protagonista indiscusso delle vicende della Repubblica Napoletana del 1799, e di cui il Massa fu amico ed allievo) a Carlo Lauberg (principale propagatore delle idee rivoluzionarie in Italia), da Bartolomeo Benincasa a Giuseppe Boncompagni (a cui si deve, tra l’altro, l’invenzione del tricolore), fino ai poeti Ugo Foscolo e Vincenzo Monti, solo per citare i più grandi. Natura peregrina quella del Massa. Sebbene le notizie sulla sua vita siano scarse è possibile delinearne per sommi capi l’attività incessante in un periodo tra i più decisivi della storia d’Italia. Siamo infatti negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione Francese del 1789, e in Europa il vento dei principi liberali dell’eguaglianza, della fraternità e della libertà soffiano impetuosi, spazzando via le forze della monarchia secolarizzata. L’Italia, sebbene frantumata politicamente, ha una piccola élite di intellettuali che guarda con simpatia ideale alla Francia e con ferma speranza alle truppe del Direttorio affinché esse diano l’apporto decisivo alla fine del medioevo italiano. Di questa élite fecero parte i personaggi testé citati e Massa fu tra i più attivi. Lo troviamo così nel 1794 a Napoli, all’epoca dell’istituzione della massoneria e delle società segrete. Fuggito dalla città partenopea in seguito alla reazione violentissima della monarchia spalleggiata dai “lazzaroni”, trovò rifugio prima in Francia e poi a Milano. Qui, nel 1797, fondò insieme al Benincasa e al Boncompagni il “Monitore Cisalpino”, principale organo di diffusione delle idee rivoluzionarie e sulle cui pagine scriverà anche il Monti. Nel 1798, lasciato il Monitore, troviamo il Massa a Venezia nominato presidente dell’Istituto di Istruzione Pubblica della Repubblica veneta e fondatore de “Il Redattore veneto”. Risale a questo periodo l’incontro con Ugo Foscolo, la cui formazione politica, secondo alcuni studiosi, sembra abbia risentito della lezione del Massa. La fondazione della Repubblica Napoletana del 1799 lo porta di nuovo a Napoli e alla collaborazione con Mario Pagano, a cui va il merito di averne scritto la Costituzione, e probabilmente con il circolo che faceva capo al “Monitore napoletano”, edito dalla marchesa Eleonora Pimentel Fonseca. Come è noto, la Repubblica ebbe breve durata e tutti i protagonisti furono ghigliottinati. Massa riuscì provvidenzialmente a fuggire e a far ritorno al nord. Qui continuò la sua attività di sostenitore degli ideali liberali, tanto che nel 1800 pubblicò le opere filosofiche di Mario Pagano. Del Massa si cita anche la traduzione di uno scritto di Voltaire col titolo di una Istoria dello istabilimento del cristianesimo. Resta il fatto che le vicissitudini patite in quegli anni così travagliati lo debilitarono fisicamente. Flaminio Massa morì di tisi nel 1805 a soli 35 anni.

Silvio Cappelli

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