Nunzio Federigo Faraglia (1841-1920)

(di Umberto Russo)

imagesZio materno del filosofo Giuseppe Capograssi, Federico Faraglia nacque a Pescocostanzo (L’Aquila) il 31 luglio 1841 da Girolamo e Maria Rachele De Padova, a nove anni fu avviato agli studi nell’abbazia di Montecassino, affidato alle cure di uno zio materno, monaco benedettino, e vi fu educato da alcuni tra i più noti esponenti della cultura cassinese dell’epoca, ispirata alle idee cattolico-liberali del p. L. Tosti. Negli stessi anni frequentavano Montecassino vari intellettuali abruzzesi, come il sulmonese Panfilo Serafini, autore di studi storici e politici, l’aquilano Luigi Dragonetti, il poeta chietino Cesare De Horatiis.

Nel 1864 fu ordinato sacerdote e dal ’66 al ’67 insegnò lettere latine e greche a Sulmona; quindi si trasferì a Napoli, dove dapprima visse coi proventi dell’insegnamento privato. Nel 1870 entrò per concorso nel Grande Archivio di Napoli, in un primo tempo curandovi il riordinamento e l’inventario della sezione Finanze, passando poi alla sezione Interni. Grazie all’impiego poté entrare in stretti rapporti con gli ambienti culturali della città, specie con quelli che promossero la costituzione della Società napoletana di storia patria, nel 1875, e la pubblicazione dell’Archivio storico per le provincie napoletane dal 1884. A questo periodico, come a Napoli nobilissima, fondata nel 1892 con l’apporto determinante di B. Croce, il F. collaborò con vari saggi sulla storia e sull’arte del Mezzogiorno. Già nel 1878 con la Storia dei prezzi in Napoli aveva ottenuto un premio e la pubblicazione da parte del R. Istituto napoletano d’incoraggiamento.

Nell’opera, giovandosi soprattutto di documenti archivistici, ricostruiva l’andamento valutario delle monete e dei prezzi, nonché delle retribuzioni, degli affitti, delle doti, inquadrandolo nell’ambito della legislazione relativa. Su questa struttura storica si innestavano altre notizie concernenti le attività produttive, le consuetudini, i costumi.

Un altro premio conseguì nel 1883 dall’Accademia Pontaniana di Napoli, con l’opera Il Comune nell’Italia meridionale, tra i primi studi sul tema.

Mentre non vi sono ben indagate le origini storiche del Comune nel Mezzogiorno, soprattutto per la carenza, all’epoca, di specifiche ricerche che potessero fornire materia per una ricostruzione complessiva, più ampia e approfondita è la trattazione dello sviluppo dell’istituzione in età angioina e aragonese e delle sue relazioni con la monarchia. Se nel periodo spagnolo l’autonomia comunale non riuscì ad arginare l’espansione dei privilegi baronali, anche per l’insipiente politica dei sovrani, nel Settecento, con le contestazioni dei diritti feudali, il Comune arrecò un positivo contributo al rinnovamento politico ed economico promosso da B. Tanucci e sostenuto dal pensiero riformatore d’indirizzo illuministico.

Con questo saggio il F. ottenne la libera docenza in storia moderna nell’università di Napoli, dove svolse vari corsi. Fu anche membro del consiglio direttivo della Società napoletana di storia patria e socio residente dell’Accademia Pontaniana. L’esplorazione degli archivi di Sulmona (palazzo dell’Annunziata, Municipio, duomo), di Montecassino e dell’Archivio di Stato di Napoli gli fornì il ricco materiale per la sua opera documentaria di maggiore impegno, il Codice diplomatico sulmonese, al quale lavorò dal 1883 all’88; in quell’anno lo pubblicò con l’editore Rocco Carabba di Lanciano.

Raccoglie 313 documenti di varia natura (bolle papali, decreti regi, atti pubblici e privati), datati dal 1042 al 1502 e concernenti le vicende storiche di Sulmona. Quasi tutti sono editi per la prima volta; dei pochi già noti si dà una lezione diplomaticamente corretta. Nella prefazione, dopo aver ricordato di essere stato incoraggiato all’opera da Bartolomeo Capasso allora soprintendente archivistico di Napoli, il F. indica i principali giacimenti documentari esplorati; quindi, sulla base dei testi raccolti, ricostruisce le vicende della città fino alla caduta della dinastia aragonese, nel contesto della storia del Mezzogiorno e con ampi riferimenti all’economia, ai costumi, alle istituzioni amministrative locali.

Dallo stesso editore fu pubblicato nel 1893 il volume I miei studi storici delle cose abruzzesi, dove il F. raccoglieva alcuni saggi già editi monograficamente o in rivista ed altri inediti. Tra i primi sono notevoli Barbato di Sulmona e gli uomini di lettere alla corte di Roberto d’Angiò, I due amici del Petrarca: Giovanni Barrili e Barbato di Sulmona (con un’appendice inedita sull’umanista sulmonese Giovanni Quatrario) e il Saggio di corografia abruzzese medioevale, già pubblicato nel 1891 nell’Archivio storico per le provincie napoletane: vi sono rapidamente considerate le vicende dell’Abruzzo dall’epoca longobarda al sec. XVI, con particolare riguardo per le divisioni territoriali e le forme amministrative succedutesi nel tempo.

Preceduta dagli Studi intorno al regno di Giovanna II d’Angiò (pubblicati nel 1896 negli Atti dell’Accademia Pontaniana), apparve nel 1904 la Storia della regina Giovanna d’Angiò (Lanciano), ampia ricognizione sulla figura della discussa sovrana di Napoli.

L’opera, divisa in sette libri, affronta il problema delle cause che resero il periodo di Giovanna (1414-1435) “memorabile per grandezza di avvenimenti a lei, al regno, all’Italia infausti” (p. 3) e le individua nell’irrisolto contrasto tra la monarchia e i baroni. La debolezza di carattere della sovrana e le insidie, i tradimenti che ebbe a sopportare fino alla morte determinarono le incertezze della sua azione di governo. L’autore tende a scagionarla dalle gravi accuse avanzate da vari storici circa la sua condotta privata e la volubilità delle sue decisioni politiche, mostrando come le responsabilità maggiori delle tumultuose vicende del periodo debbano essere attribuite ai personaggi che la circondavano. Lo stile classicheggiante si adegua alla migliore tradizione storiografica, mentre il vasto corredo di note dimostra l’acribia documentaria dell’autore.

Il Croce in una recensione (La Critica, II [luglio 1904], pp. 327-330), pur riconoscendo il pregio dell’opera, rilevava come il F. avesse omesso di integrare la narrazione con le notizie concernenti “il feudalismo, il commercio, la vita delle classi popolari, i costumi di quei tempi”, raccolte nei precedenti Studi sullo stesso tema.

Come “continuazione della storia di Giovanna II” nel 1908 apparve sempre a Lanciano la Storia della lotta tra Alfonso V d’Aragona e Renato d’Angiò, che della precedente ricalca le caratteristiche formali.

Nell’Avvertimento il F. ricorda che anche quest’opera gli era stata suggerita dal Capasso, “vivo ammiratore di Renato d’Angiò” (p. VIII); egli però nello sviluppare le ricerche aveva acquisito un positivo giudizio sull’avversario Alfonso d’Aragona. La trattazione affronta in cinque libri le complesse vicende che posero fine alla dinastia angioina, determinando l’avvento degli Aragonesi al trono di Napoli. L’Appendice contiene due “Itinerari”, in cui sono schematizzate le mosse dei contendenti e una serie di 49 documenti storici.

Nel 1906, dopo la mancata vittoria nel concorso a direttore d’archivio, il F. chiese di essere collocato in pensione, ritirandosi presso i famigliari a Sulmona, dove continuò la sua opera di ricerca, collaborando all’attività della Deputazione abruzzese di storia patria. A Sulmona (L’Aquila) si spense il 9 febbr. 1920.

La vasta produzione saggistica, circa 80 titoli, riguarda soprattutto temi storici e artistici, con implicazioni dalla letteratura all’economia, dal diritto alla storia del costume, non mancano digressioni nella musica e nella botanica.

Oltre a quanto già ricordato, meritano menzione: Ettore e la casa Fieramosca. Con appendice e documenti sui cavalieri della disfida di Barletta, Napoli 1883; Diurnali detti del duca di Monteleone nella primitiva lezione da un testo a penna posseduto dalla Soc. napoletana di storia patria, Napoli 1895; Quistioni archivistiche, ibid. 1899; La chiesa di S. Maria della Tomba in Sulmona, Sulmona 1908.

Bibl.: Un completo elenco degli scritti del F., a cura di G. Papponetti, è in N. F. F. nel centenario delCodice diplomatico sulmonese“, Atti del Convegno di studi, Sulmona 1617 apr. 1988, Sulmona 1989, pp. 39-51. Nello stesso volume sono raccolti i saggi di G. Papponetti, F. e ilCodice diplomatico sulmonese” (pp. 27-38); C. Salvati, N. F. F. archivista (pp. 53-77); R. Mormone, N. F. F. scrittore d’arte (pp. 79-89); G. Muto, N. F. F. e la storia economica del Mezzogiorno moderno (pp. 91-102); P. L. Rovito, Stato, città e popolo nell’opera delF. (pp. 103-118); R. Colapietra, L’orizzonte storico del F. tra il Regno di Napoli e l’Abruzzo (pp. 119-189). Altri scritti sul F.: T. B. Stoppa, Profili abruzzesi, Pescara 1895, p. 107; P. Spadetta, N. F. F., in Gli Archivi italiani, VII (1920), I, pp. 70 s.; N. F. F., in L’Abruzzo, I (1920), 3, pp. 200 s.; T. Persico, N. F. F., Napoli 1921; A. Capograssi, N. F. F. e le sue opere, in Atti e mem. del Convegno storico abruzzesemolisano (2529 marzo 1931), Casalbordino 1935, II, pp. 705-722; R. Aurini, F. N. F., in Diz. bibliografico della gente d’Abruzzo, Teramo 1958, III, pp. 452-457; G. Papponetti, Chiose inedite di mons. G. Celidonio alCodice diplomatico sulmonese“, in Riv. abruzzese, XXXVI (1983), 4, pp. 317-323.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...