La musica: il Senso del senso

di Rita Varone

Vladimir Jankélévitch (1903-1985)

Vladimir Jankélévitch (1903-1985)

La musica, come arte essenzialmente temporale, è  per Jankélévitch esplicitazione diretta e immediata di quell’idea-limite, paradossale ed enigmatica, che il tempo mette continuamente in gioco; essa inoltre condivide con il tempo alcune delle sue principali caratteristiche: il suo essere teso tra il nulla dell’inizio e il nulla della fine (il mistero della morte), l’impossibilità della sua definizione ed esplicitazione logico-discorsiva, pur permeando in modo imprescindibile l’esistenza umana (l’ineffabile), l’oscillazione tra la puntualità dell’istante e la continuità dell’intervallo nel divenire, il suo dinamismo interno (la verve), come estrema e drastica riproposizione della propria unicità e del proprio valore. In tal senso: staticità, istantaneismo e presenza incombente dell’idea della morte nella musica di Debussy, Gabriel Fauré è il musicista del divenire fluente, dell’ottimismo e di una superiore saggezza morale. Erik Satie è il Socrate della musica, che con ironia e pervicace spirito di trasgressione destabilizza l’accademismo conservatore e le convenzioni borghesi, mentre Ravel, accentuando tecnicismo e formalismo, rappresenta colui che con pudore e litote si sottrae sagacemente alla volgare ostentazione dei sentimenti e della soggettività. Al contrario, lo spirito del Notturno e della Confusione di Chopin è un modo di eludere le pretese razionaliste e cartesiane di chiarezza e distinzione. Albeniz e Liszt, infine, riaffermano in modo generoso e vitalistico il valore autonomo e intrinseco del fare artistico, attraverso la tecnica della libera variazione e la pratica dell’improvvisazione…

 […] la maschera inespressiva che oggi la musica volentieri indossa probabilmente ricopre il proposito di esprimere l’inesprimibile all’infinito. La musica è fatta per questo -diceva De Bussy. Precisiamo però: il mistero che essa ci trasmette non è l’inesprimibile sterile della morte, ma l’inesprimibile fecondo della vita. In breve: il mistero musicale non è l’indicibile, ma l’ineffabile. L’indicibile, infatti, è la notte nera della morte e desolante non-essere , la cui tenebra impenetrabile come un muro invalicabile ci impedisce di accede al mistero: indicibile, quindi, perché su di esso non c’è assolutamente nulla da dire e rende l’uomo muto, prostrando la sua ragione e pietrificando  come Medusa il suo discorso. L’ineffabile  invece, tutto l’opposto, è l’inesprimibile perché su di esso c’è infinitamente, interminabilmente da dire, tale è l’insondabile mistero di Dio; e l’inesauribile  mistero dell’amore, che è il mistero poetico per eccellenza.  […]. Manca la parola […]: dove la parola manca là comincia la musica; dove le parole si arrestano,  là l’uomo non può che cantare fino alla fine dei secoli (Vladimir Jankélévitch, La musica e l’ineffabile, ed. Bompiani 1998, pp. 61-62).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...