Ivan Illich. Per una storia dei bisogni (1981)

Ivan Illich (1926-2002)

Ivan Illich (1926-2002)

“I cinque saggi qui raccolti rispecchiano un decennio di riflessioni sul modo di produzione industriale. Durante questo periodo mi sono soprattutto occupato dei processi attraverso i quali una crescente dipendenza da beni e servizi prodotti in serie elimina a poco a poco le condizioni necessarie per una vita conviviale. Ciascun saggio, nell’esaminare un settore diverso della crescita economica, dimostra una regola generale: i valori d’uso vengono ineluttabilmente distrutti quando il modo di produzione industriale raggiunge quel predominio che io ho chiamato “monopolio radicale”. Nell’assieme i saggi descrivono in che modo la crescita industriale produce la versione moderna della povertà” (Ivan Illich).

Per una storia dei bisogni (PDF)
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6 Pensieri su &Idquo;Ivan Illich. Per una storia dei bisogni (1981)

  1. L’ha ribloggato su ~ gabriella giudicie ha commentato:
    La Società Filosofica Italiana di Sulmona ripropone cinque saggi di Ivan Illich, scritti in periodi diversi e tenuti insieme dall’obiettivo dell’autore di tratteggiare una fenomenologia della soppressione dell’utilità, della convivialità, della creatività, a vantaggio dello scambio, dell’interesse, del lavoro. Si tratta, come si vede, di una fenomenologia dell’alienazione nella società industriale, posta a confronto con la sua alternativa, sempre possibile, Importante, in particolare, il (terzo) saggio sull’educazione del teorico della descolarizzazione, che Illich introduce così:
    “Verso la fine degli anni ’60 tenni al Centro intercultural de documentaciòn (CIDOC) di Cuernavaca,
    Messico, una serie di seminari sul monopolio del modo di produzione industriale e sulle alternative concettuali adatte a un’epoca post-industriale. Il primo settore industriale che analizzai fu il sistema scolastico e il suo presunto prodotto, l’istruzione. Sette saggi che scrissi in quel periodo furono riuniti in volume nel 1971 col titolo Descolarizzare la società (trad. it. Mondadori 1972). Dal modo in cui il libro fu accolto mi accorsi che la mia descrizione delle funzioni latenti involontarie della scuola obbligatoria (il “programma occulto” della scolarizzazione) veniva usata impropriamente non soltanto dai fautori delle cosiddette “scuole libere” ma, ancor più, da maestri di scuola anelanti a trasformarsi in educatori degli adulti. Il saggio che segue è stato scritto a metà del 1971. Vi ribadisco che l’alternativa alla dipendenza di una società dalle proprie scuole non sta nell’escogitazione di nuovi espedienti per far imparare alla gente ciò che secondo gli esperti essa ha bisogno di sa pere; bensì nella creazione di un rapporto radicalmente nuovo tra gli esseri umani e il loro ambiente. Una società tesa al raggiungimento di alti livelli di sapere diffuso e di rapporti personali, libera e insieme critica, non può esistere se non si pone dei limiti pedagogicamente motivati alla propria crescita istituzionale e industriale”.

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