Pier Paolo Pasolini. Teorema (1968)

teorema1fUn enigmatico visitatore (Stamp) s’insinua nella famiglia di un industriale milanese (Girotti) e ha rapporti erotici con la moglie (Mangano), la figlia (Wiazemsky), il figlio (Cruz Soblette), la domestica (Betti) e con lo stesso capofamiglia. Quando lo straniero se ne va, tutti sono cambiati, si perdono o si rinnegano, e la famiglia è disgregata. Il teorema è dimostrato: l’incapacità dell’uomo _ del borghese _ moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il sacro. Soltanto la serva Emilia, di origine contadina, lo scopre e, dopo il “miracolo” della levitazione, farà ritorno alla terra in odore di santità. È un altro film di Pasolini all’insegna della congiunzione tra Marx e Freud (qui anche di Jung e Marcuse). Originalmente concepito come una tragedia in versi, Teorema fu sviluppato in un romanzo con versi e prosa che si alternano e poi in un film che, nonostante l’ingombrante ideologismo metaforico e metastorico, è uno dei risultati filmici più originali di Pasolini. La religiosità latente, sotto la vernice blasfema e libertaria, fu colta dalla giuria dell’OCIC (Office Catholique International du Cinema) che alla Mostra di Venezia gli assegnò il suo massimo premio, decisione duramente deplorata dalle gerarchie ecclesiastiche, scandalizzate dall’accostamento di sacro e sesso. Coppa Volpi dell’interpretazione femminile a L. Betti. Sequestrato per oscenità. Regista e produttori denunciati e poi assolti.

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