Pier Paolo Pasolini. Accattone (1961)

Accattone è il soprannome di Vittorio, un ragazzo di borgata che si fa mantenere da una prostituta, Maddalena. Passa il suo tempo con gli amici. Maddalena finisce in carcere, e Accattone conosce la fame e un giorno, andato sul posto di lavoro della moglie abbandonata, incontra Stella. Accattone tenta di far prostituire anche Stella, ma intanto se ne innamora. Inizia a rubare. Stella convince Accattone a cercarsi un lavoro, guadagnandosi da vivere in modo onesto, e lui per amore accetta quel posto di lavoro, ma non riesce ad adattarsi e torna a rubare. Dopo un piccolo furto s’imbatte nella polizia e nel fuggire cade dalla motocicletta e muore. Non c’è speranza quindi in Accattone, quella speranza che invece traspare in Una vita violenta. Lo stesso Pasolini dirà:
“… in realtà tra quel mio libro [Una vita violenta] ed Accattone si possono fare facilmente dei confronti. Direi che tutto sommato rispetto ad Una vita violenta, dal punto di vista ideologico-marxista, Accattone rappresenta un passo indietro. In Una vita violenta oltreché la denuncia, la denuncia di un mondo, di un modo di vivere, di una piaga spaventosa che lacera l’Italia del “benessere”, c’era anche un’indicazione non soltanto implicita, ma esplicita di una prospettiva, nella speranza diciamo così… Uno di questi personaggi, come Accattone ad un certo punto, esplicitamente trova il modo di superare questa sua condizione, di salvarsi attraverso una esperienza politica, attraverso una scelta politica. Invece in Accattone tutto ripiomba dentro quel mondo. Pare che questo mondo non abbia aperture, non abbia prospettive di nessun genere. Quindi in un certo senso, questa immediatezza di una speranza non si intravede esplicitamente, è tutta incorporata dentro il film, nell’espressione poetica del film, e questo mi è accaduto perché possedevo meno il linguaggio cinematografico che non quello letterario […] rispetto a Ragazzi di vita è  avanti, per quanto concerne la elaborazione del personaggio”.

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