Presentazione

Lo scorso 10 maggio 2011 a Roma è stata riconosciuta dal Consiglio Direttivo nazionale della Società Filosofica Italiana la Sezione SFI di Sulmona. Essa è formata da laureati e docenti di filosofia che all’unanimità hanno deciso di intitolare la Sezione all’illustre filosofo e giurista sulmonese Giuseppe Capograssi.

Non è tipico delle sezioni SFI italiane far riferimento ad una personalità. Spesso accade infatti che ci si accontenti, per così dire, di definirsi semplicemente “Sezione SFI di…”. Noi, invece, abbiamo scelto Giuseppe Capograssi e questo per diverse e nobili ragioni, quali il senso d’appartenenza alla propria terra, la continuità di intenti con la Fondazione Capograssi di Roma, la presenza a Sulmona di innumerevoli “particolari” che ci richiamano alla memoria un non molto remoto passato, in cui la nostra città primeggiava con gli altri centri abruzzesi in termini di cultura e di eleganza. Per quanto diverse e nobili queste ragioni, esse rimandano tutte ad un sostrato ultimo, a quella sorgente da cui quello stesso passato è scaturito, ma “verso” cui noi oggi tendiamo. Già perché è in questa destinazione, in questo essere spinti verso un fine, che in realtà coincide con l’inizio, è in questo tendere oltre l’appiattimento odierno che trova la giustificazione ultima il nome di Giuseppe Capograssi. È a lui che noi guardiamo a partire da quel fine, da quel futuro, che è il solo che ci spinge a rivolgere lo sguardo al passato. Giuseppe Capograssi non appartiene alla “galleria delle immagini” che con nostalgia vengono richiamate alla memoria. Niente di tutto questo. Egli è piuttosto un pensatore “vivente” dalla forza dialettica e dalla statura morale pressoché uniche nel panorama italiano. Per questo, la ragione ultima che ci ha spinto ad intitolare a Giuseppe Capograssi la Sezione di Sulmona risponde al puro ed “innocente” sentimento dell’orgoglio. Noi siamo cioè semplicemente orgogliosi di essere concittadini di Giuseppe Capograssi!

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3 Pensieri su &Idquo;Presentazione

  1. A Sulmona Capograssi tornava soprattutto per riposare, per trascorrere un periodo di pace, di serenità, ritemprando le forze fisiche e intellettuali nel ritrovare le radici familiari, culturali, storiche.

    “Sì, io amo i luoghi della mia fanciullezza, o Giulia, e amo pure i luoghi della fanciullezza della mia stirpe: la mia casa è vecchia, e lacerata e scarnita da un così lungo volare di anni e di secoli sopra di essa, ma io l’amo perché è la mia casa….. e vi dormono i miei maggiori che vi si sono, l’uno appresso all’altro, addormentati nel Signore, da tanto tempo, da troppo tempo”.

    Ancora oggi, i vecchi amici di Capograssi ricordano la sua figura schiva: aristocratico e modesto, pensatore e poeta, uomo dalle grandi vedute e sensibile ai problemi della gente semplice e povera. Andava a Messa ogni mattina, ma non era un bigotto. Agli amici non credenti usava spesso rispondere: “là ci si sbatte il muso!”. Quel “là” non era certamente un luogo, ma il perché dell’esistenza, il senso della vita, il mistero della morte.

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