Celestino Taranta. Per l’annuale della morte di Umberto Postiglione (1925)

download«Ed ecco il giovane Umberto, risvegliatore di anime ed operaio egli stesso, nei centri operai del Nord e del Sud America. L’eterno dissidio e il contrasto fra i due elementi dell’economia sociale, fra il Capitale e il Lavoro, nessuno più di lui li sentì urlare, implacati e tragici, nel profondo dell’anima, e nessuno più di lui seppe conciliarli. Ma Umberto Postiglione non è il cliché del demagogo ciarlatanesco di nostra conoscenza, che vende frottole per farsi una posizione sociale. Egli è convinto di quello che dice e crede a quello che inculca: Egli ha una fede: la fede in un mondo migliore per i lavoratori, la fede nell’avvenire degli uomini che, figli dello stesso Dio, dovranno amarsi e vivere come fratelli. Il suo anarchismo idealista è, sempre, anch’esso, espressione di bontà».

Per l’annuale della morte di Umberto Postiglione

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Edoardo Puglielli. Antifascisti abruzzesi in Spagna 1936-1939

imagesDopo la rivolta falangista del luglio 1936 Franco ricevette da Hitler e Mussolini un aiuto decisivo. La Germania nazista inviò 10.000 soldati, ma soprattutto mezzi e armi. La Luftwaffe tedesca assicurò ai fascisti spagnoli la supremazia aerea, sperimentando sulle città repubblicane i primi bombardamenti a tappeto, come quello che nel 1937 rase al suolo la cittadina basca di Guernica. L’Italia fascista inviò 600.000 uomini e un’ingente quantità di aerei, cannoni e navi. Da ben 53 nazioni dei cinque continenti accorsero in Spagna volontari per combattere il fascismo. Le stime variano da un minimo di 40.000 ad un massimo di 60.000 unità. Più di 4.000 furono gli italiani. «Compagni, fratelli, italiani, ascoltate. Un volontario italiano vi parla dalla radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di italiani antifascisti esuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria per l’ideale di un popolo intero che lotta per la sua libertà. Vi chiedono che l’Italia proletaria si risvegli. Che la vergogna cessi. Dalle fabbriche, dai porti italiani non debbono più partire le armi omicide. Dove non sia possibile il boicottaggio aperto, si ricorra al boicottaggio segreto. Il popolo italiano non deve diventare il poliziotto d’Europa. Quanto più presto vincerà la Spagna proletaria, e tanto più presto sorgerà per il popolo italiano il tempo della riscossa» (Carlo Rosselli, discorso del 13 novembre 1936)

Antifascisti abruzzesi in Spagna 1936-1939 (PDF)

Edoardo Puglielli. Per la vita di Sacco e Vanzetti. Le mobilitazioni popolari in Abruzzo e Molise 1921-1922 (2013)

downloadDopo uno scandaloso processo, il 14 luglio 1921 il tribunale di Pleymouth condanna gli innocenti Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti alla sedia elettrica. Sotto la bandiera della difesa dei due anarchici si sviluppa una straordinaria campagna di solidarietà internazionale mai vista prima. È una fase difficile per il movimento dei lavoratori, marcata da un arretramento politico e sociale che attraversa il mondo intero. La crisi economica, sociale e morale e l’esasperazione dei nazionalismi iniziano a provocare tra le masse reazioni orientate verso soluzioni di estremo autoritarismo. Finanziato dai grandi ceti industriali ed agrari il fascismo va insediandosi in Italia, mentre decine di paesi s’avviano a subire dittature più o meno dure. La reazione politica tocca anche la Russia, andando ad incancrenire il movimento comunista internazionale. Tutto ciò, tuttavia, non impedisce al movimento di solidarietà di guadagnare in ampiezza e di segnare in modo profondo e duraturo la coscienza di milioni di lavoratori nel mondo. I primi a muoversi sono ovviamente gli anarchici, dando avvio a quella mobilitazione internazionale rimasta alla storia per la sua durata e la sua vastità. In Italia, a partire dall’ottobre del 1921, militanti, gruppi, federazioni e unioni organizzate nell’Unione anarchica italiana (UAI), assieme ai numerosi gruppi degli antiorganizzatori, a quelli non federati e agli elementi del sindacalismo libertario, programmano, promuovono e portano avanti una vasta agitazione capillare che investe sia le grandi città che i piccoli centri della penisola.

Per la vita di Sacco e Vanzetti. Le mobilitazioni popolari in Abruzzo e Molise 1921-1922 (PDF)

Mario Setta. Il volto scoperto

copertina-del-libro1. L’ultima Messa

Ho celebrato la mia ultima Messa il 7 aprile 1979. Di pomeriggio. Era il sabato precedente la Domenica delle Palme. Avevo quarantatré anni. Quella  domenica non ci furono i bambini a gridare “Osanna” con le palme d’ulivo tra le mani. Arrivarono  i carabinieri,  sul sa­grato della chiesa,  perché il nuovo prete potesse celebrare la Messa, in pace. Si temeva  qualche sommossa dei  parrocchiani.

Non ero presente. La sera del sabato ero tornato dai miei genitori, perché avevo trovato la porta della casa parrocchiale sprangata.  Si chiudeva così un periodo di nove anni, vissuto in una parrocchia nei dintorni di Sulmona. Piccole frazioni sotto il Morrone: Badia, Fonte d’Amore, Case Lupi,  San Pietro, Bagnaturo.  Non si chiudeva solo la mia esperienza di parroco. Si chiudeva definitivamente la mia vita di prete.

Da allora, sono passati più di trent’anni. Sto correndo verso i settanta­cinque e penso che sia utile  raccontarmi. Ambizione da vec­chi, forse.  Ma, anche, voglia di fare chiarezza a me stesso. Un bilan­cio. Una confessione sincera, spero. Un dono, che può essere accettato o rifiutato. (Edizioni Qualevita)

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Il volto scoperto

Chronicon Casauriense (pdf)

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Ante conditionem Monasterii Piscariensis invenitur Ludovicus Imperator per diversas Italiae Provincias acquisiisse possesiones plurimas, eo animo, et affectu, sicut postea claruit, ut cum aptum locum inveniret, in quo Monasterium construeret, eas ibidem omnipotenti Deo largitori omnium bonorum offerret. Voluntatis enim eius erat, et voti, aedificare domum Domino Deo; et ideo ex quo coepit Italiam frequentare, omni sollicitudine studebat praedia, et possesssiones acquirere, donec ei superna provisio aptisimmum Monasticae Religionis locum ostenderet. Praedia vero, et possessiones quas acquirebat, pretio vel aliis iustis modis eas acquirebat, ut iusto, ac legalis ordine de ipsis Deum sibi saceret heredem. Sane qualiter idem gloriosus Imperator, de genere Karoli Magni et Pipini Regis Francorum, ex patre Lothario natus, in mirabilibus bellis necnon magnificis actibus in Romanum Imperium sublimatus essulsit, dicendum est; ad gloriam enim dignitatis, et honoris Monasterii Piscariensis pertinet, Ludovicum istum scire quis fuerit.

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Iohannes Bernardi, momasterii Sancti Clementis de Casauria monachus Chronicon Casauriense

Francesco Filomusi Guelfi. Del concetto del diritto naturale e del diritto positivo (1873)

Filomusi Guelfi (1842-1922), discepolo di Bertrando Spaventa, idealista principalmente per il richiamo a quell’ordine morale che tale definizione implicava, non poteva che essere lontano dalle sintesi positivistiche che l’ultimo Ottocento contrassegnava negli orientamenti dei filosofi e dei professori. Il diritto – osservava – può essere studiato come puro fenomeno ma il problema della sua genesi è problema filosofico. Ecco allora il doppio lato del diritto: il lato ideale, principio e causa della realtà, ed il lato storico, positivo che cade nel mondo delle cose, dei fatti e dei fenomeni. Il diritto dunque si alimenta continuamente della necessità etica senza la quale non è pensabile una comune organizzazione come famiglia, società, Stato e sistema di Stati. Solo l’esigenza di una ragione più elevata può sostenere l’avvicendarsi della norme e sospingere sempre più al progresso giuridico ma non nei termini di un modello ideale da tradurre in forma positiva bensì come un momento costitutivo dell’attività giuridica. Al vecchio concetto di uno ius naturae astratto, immutabile, perfetto, direttamente formulato dalla ragione come modello da tradurre nella realtà, subentra un insieme di ragioni ideali destinate a trovare soddisfazione nel diritto concreto. Fondate sulla ‘idea’ da essa vengono dedotte in conformità alle condizioni naturali e storiche di un corpo sociale, per trovare ‘forma’ e riconoscimento in una norma giuridica. Ma per restare al concetto da cui muoveva Filomusi, quello cioè della distinzione tra ‘diritto in se’ e la sua ‘realtà’ o ‘forma’ ciò che bisognava spiegare era come l’idea del diritto si fa diritto positivo, come il volere si determina all’azione. E a riguardo egli si richiamava ad Aristotele o, più precisamente, al concetto aristotelico del ‘movimento’ senza il quale il divario tra la materia e la forma non può esser colmato. Attraverso il principio del ‘movimento’ dunque, si può comporre l’antitesi – riconosciuta da Hegel ma lasciata indeterminata nel suo svolgimento – tra l’idea e la forma: solo nel dinamismo che le muove nonché nella ‘energia’ e nella ‘spinta’ che le mette in relazione si trova la genesi del diritto e la sua realizzazione positiva. Alla luce di ciò si spiegano anche le posizioni che Filomusi avrà nei confronti della Scuola Storica: è indubbio il contributo da essa reso alla ricerca sulle fonti storiche e sulla natura del diritto positivo ma resta l’obiezione alla concezione di un diritto inteso ‘come puro prodotto spontaneo della coscienza giuridica di un popolo’. Definendolo come tale si cade in una tautologia: bisogna spiegare cos’è il ‘diritto’ per saper il valore del predicato ‘giuridico’. E poi non spiegata è la nozione della ‘coscienza del popolo’, alla quale poi si aggiunge il predicato di ‘giuridica’. Solo alla filosofia – egli affermava – può essere dato il compito di chiarire il predicato ‘giuridico’ derivandolo da un più alto principio. Essa riconosce questo ‘eterno ideale’ e presiede al suo svolgimento. Perciò una prospettiva che abbraccia in sè la filosofia e la storia è la sola che può riconoscere, senza immedesimarle, la manifestazione storica del diritto e la sua origine ideale. Dunque il diritto positivo quale ‘forma concreta  e reale del diritto ideale’ non può che essere energia attuosa, ‘movimento’, forza: se non fosse forza sarebbe impotenza. Ma il diritto come forza – quello che lotta e vince – non è il risultato di una vis maior impositiva bensì l’effetto della potenza etica che lo costituisce. La sua attuazione cioè, non poggerebbe sulla coazione – comunque possibile come determinazione essenziale del concetto del diritto in sé – ma sui sentimenti doverosi che si affermano nella coscienza di un popolo, sull’ossequio fiducioso alla legge, non per paura della coazione ma per i motivi etici su cui si fonda.

Del concetto del diritto naturale e del diritto positivo nella storia della filosofia del diritto

Virgilia D’Andrea. Torce nella notte (1933)

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Invece di una prefazione

L’autrice è contumace a molti appelli che le vengono dai compagni, ma più ancora dall’animo suo.

Appelli al lavoro; all’attività per la nostra Idea.

Ma i “mandati di cattura” del male non si eludono facilmente… e quest’allusione ad una avversa realtà è già di troppo.

Ore tristi sono passate su di noi.

Un altro dei nostri – il labbro non osa mormorarne il nome e la penna trema mentre lo scrive – il nostro indimenticabile Errico è scomparso a poca distanza del nostro valoroso Galleani,

Erano stati i primi, fra i giovani, nella lotta e sono stati gli ultimi fra i vecchi – ringiovaniti sempre dall’Idea – a lasciarci.

Ora ci martella questo amaro pensiero che si muta talora in singulto.

Quando torneremo laggiù a risventolare la nostra bandiera;

Nelle ore anelanti ed incerte della ripresa;

Nelle ore solenni della lotta;

Nelle ore rischiose della vittoria;

Fra le incognite del domani;

Fra le torturanti voci del dolore;

Quante volte noi ci diremo, con lo sguardo carico di memorie:

Oh, se essi fossero qui!

* * *

L’autrice è in silenzio; ma nei rari intervalli di scarso sollievo ha lavorato a curare questa raccolta che le circostanze hanno imposto vedesse la luce proprio quando – allargandosi il terrorismo reazionario – appare più urgente che mai la necessità di Bruto liberatore.

La propaganda della rivolta e l’apologia dei rivoltosi non sostituisce l’azione; ma sappiamo che essa la propizia.

Vedremo ora se il paese dove per decenni tutto il dottrinarismo autoritario fu applicato ad avvilire lo spirito di rivolta, saprà dare – ora che Hitler lo insanguina e lo disonora – una sola delle figure eroiche ricordate ed esaltate in queste pagine.

Possa questo mio lavoro darmi l’illusione di colmare in parte la lacuna del mio penoso e forzato silenzio.

L’AUTRICE

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Torce nella notte