Clifford Geertz. The Interpretation of Cultures (1973)

3.-Clifford-Geertz

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Jürgen Habermas. Il discorso filosofico della modernità (1985)

habermasIn Der philosophische Diskurs der Moderne (1985), Habermas individua in Hegel il primo che elevi a problema filosofico il processo di distacco della modernità dalle superstizioni normative del passato, anche se, va ricordato, nel precedente discorso francofortese Die Moderne – ein unvollendentes Project (1980), trovava spazio solo Kant, con la sua rivendicazione della peculiarità dell’estetico. Nel testo del 1985 [Il discorso della modernità, tr. it., Laterza, Roma-Bari 1987], invece, Habermas afferma che la critica alla tradizione, che va dalle esperienze del Rinascimento, della Riforma, della scienza moderna e dell’Illuminismo fino a Kant, giunge solo in Hegel a quel bisogno di autoaccertamento della modernità, che diventa il problema fondamentale della stessa filosofia hegeliana. Il principio dell’età moderna scoperto da Hegel è quello della libertà della soggettività, che si configura insieme come progresso, ma anche come spirito estraniato, per cui portare la modernità a concetto significa anche farne la critica. Fondamentale è il rapporto con la filosofia di Kant, e proprio esaminando dall’interno della filosofia di Hegel tale rapporto Habermas può affermare che la consapevolezza della modernità è di Hegel e non di Kant. Le connotazioni della soggettività sono per Hegel: l’individualismo, il diritto alla critica, l’autonomia dell’agire e infine la filosofia idealistica stessa. Gli eventi storici decisivi per l’attuazione del principio della soggettività a loro volta sono: la Riforma, l’Illuminismo e la Rivoluzione francese. Se ne ricava l’importanza per Hegel di analizzare il punto di approdo che è costituito dalla filosofia di Kant, giunta nell’elemento della autocomprensione, anche se in Kant tale operazione rimane come pura riflessione dell’io su se stesso. Habermas accetta sostanzialmente la critica di Hegel a Kant, quando afferma che è vero che Kant riesce a esprimere il mondo moderno in un sistema di idee, ma «ciò significa soltanto che nella filosofia di Kant si riflettono, come in uno specchio, i tratti essenziali dell’epoca, senza che egli abbia compreso la modernità come tale» [tr. it. cit., p.20]. Egli infatti accetta che scienza, morale e arte, che fino al termine del XVIII secolo si erano differenziate, rimangano da una parte separate tra loro, e, come unica sfera di sapere, restino distinte dalla sfera della fede e dei rapporti sociali giuridicamente organizzati. Kant cioè non avverte come scissioni le differenziazioni entro la ragione. «Perciò Kant ignora il bisogno che nasce con le separazioni strappate dal principio della soggettività. Questo bisogno si impone alla filosofia non appena la modernità si concepisce come un’epoca storica, ossia non appena essa diviene consapevole del suo distacco da passati esemplari e della necessità di attingere da se stessa tutto ciò che è normativo, come un problema storico. Allora infatti si pone il problema se il principio della soggettività e la struttura dell’autocoscienza ad essa immanente, siano sufficienti quale fonte di orientamenti normativi – se bastino non soltanto a ‘fondare’ scienza, morale ed arte in generale, bensì anche a render stabile una formazione storica che si è affrancata da tutti gli obblighi storici» [ivi, p.21]. Hegel quindi intende rispondere al bisogno di superare le scissioni con una critica all’idealismo soggettivo sia di Kant sia di Fichte tendente alla riconciliazione della modernità con se stessa.

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiacritica/discorsofilosofico.pdf

Albert Camus. Lo straniero

thOggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo. Insomma, non avevo da scusarmi di nulla. Stava a lui, piuttosto, di farmi le condoglianze. Ma certo lo farà dopodomani, quando mi vedrà in lutto. Per adesso è un po’ come se la mamma non fosse morta; dopo il funerale, invece, sarà una faccenda esaurita e tutto avrà preso un andamento più ufficiale.

https://moodle2.units.it/pluginfile.php/29556/mod_resource/content/1/albert_camus_-_lo_straniero.pdf

Nelson Goodman. Ways of Worldmaking

NELSONThis book does not run a straight course from beginning to end. It hunts; and in the hunting, it sometimes worries the same raccoon in different trees, or different raccoons in Ihe same tree, or even what turns out to be no raccoon in any tree. It finds itself balking more than once at the same barrier and taking off on other trails. It drinks often from the same streams, and stumbles over some cruel country. And it counts not the kill but what is learned of the territory explored.

Goodman_Nelson_Ways_of_Worldmaking (PDF)

https://monoskop.org/images/1/1d/Goodman_Nelson_Ways_of_Worldmaking.pdf

 

Giovanni Sartori. Homo videns

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“Va da sé che io sia anche accusato di essere apocalittico. Ma questa è una critica di repertorio che non mi impressiona. Se le cose vanno male va detto senza troppo Salomoni-smo che vanno male. Forse forzo un po’ le tinte. Ma se così, è perché la mia vuol essere una profezia che si autodistrugge, abbastanza nera da spaventare e da indurre a provvedere. E il fatto che la prima edizione di questo piccolo libro sia andata rapidamente esaurita mi induce a sperare. Forse vuol dire che l’allarme c’è, che il problema è sentito”.

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