Kant und die Marburger Schule (1912)

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La musica del disincanto. Abbado interprete di Mahler

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di Silvio Cappelli 

(pubblicato in «Prospettiva Persona», Rubbettino, ISBN
9788849843767)

Nella lunga e fitta galleria degli interpreti del grande compositore boemo di origini ebraiche, Gustav Mahler (1860-1911), la figura di Claudio Abbado rappresenta un punto di svolta decisivo.
Se infatti Bruno Walter (1876-1962), amico fraterno e stretto collaboratore dello stesso Mahler all’Opera di Amburgo e di Vienna tra il 1894 e il 1907, ha avuto il merito, nella prima metà del ventesimo secolo, di distruggere, attraverso le sue magistrali direzioni, le diffidenze “accademiche” verso l’opera mahleriana; se invece Leonard Bernstein (1918-1990) è stato l’indiscutibile protagonista della Mahler Reinassance degli anni ‘60 grazie soprattutto alla prima “epocale” registrazione dell’intero corpus sinfonico per la Cbs (1960-1967); è tuttavia solo con Claudio Abbado che la musica di Mahler si è affermata definitivamente non solo quale repertorio classico in tutti gli auditorium del mondo, ma anche e soprattutto quale strumento chiave per comprendere il nostro tempo.

La musica del disincanto

L’ultima “eresia” di Lucio Colletti: “il ritorno a Kant”?

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ISSN 2281-6569 SFI Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

di Silvio Cappelli

La presenza di Kant, nella doppia veste di oppositore a Hegel e di precursore di Marx, risulta così decisiva nella riflessione di Colletti non solo perché rappresenta un motivo di peculiarità all’interno del dibattito filosofico italiano (e basti ricordare i nomi di Gramsci, Croce e Gentile che di fatto hanno sviluppato originalmente una linea di continuità tra Hegel e Marx), ma anche perché colloca Colletti tra i più raffinati pensatori “marxisti” europei della seconda metà del XX secolo (e sarebbe già sufficiente ricordare l’enorme diffusione e traduzione dei suoi scritti), ponendolo in netta opposizione alle correnti di sinistra “alla moda” come Marcuse e in generale della scuola di Francoforte, che monopolizzarono la critica alla “società borghese moderna” nel secondo dopoguerra.

L’ultima eresia di Lucio Colletti

“I fondamenti della geometria” di Hilbert e la filosofia

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Società Filosofica Italiana
Sezione Giuseppe Capograssi [online]
ISSN 2281-6569

di Silvio Cappelli

David Hilbert (1862-1943) occupa un posto di assoluto prestigio nella storia delle idee a cavallo dei secoli XIX e XX. Per cogliere la sua importanza e centralità non bisogna fermarsi al semplice lavoro scientifico, ma procedere al puro significato simbolico. Questi lavori hanno rappresentato, da un lato, la risoluzione della ‘crisi’ dei fondamenti nelle scienze matematiche cominciata all’inizio del diciannovesimo secolo con la scoperta delle geometrie non-euclidee, e, dall’altro lato, hanno indicato la direzione alla successive ricerche scientifiche.

Hilbert e la filosofia

Edoardo Puglielli, Il moto di Pratola del 1848

immagine«Era il giorno di domenica 7 maggio e nella piazza numerose torme di contadini si andavano raccogliendo in occasione della festa della Madonna della Libera […]. Il tumulto veniva crescendo a dismisura. Nella piazza piovevano pietre e legna come fiocchi di neve: colpi di fucile si sentivano ripetutamente. La notte fu passata tra gridi e schiamazzi della plebe ubriaca di furore e di vendette…»

Il saggio è stato pubblicato nel volume a cura di Marco Antonio Petrella, Viaggio nella storia di Pratola, Vol. II, Dal terremoto del 1706 alla fine del XIX secolo, Amaltea, Raiano 2016 (Isbn 978-88-88083-37-7), pp. 170-191.

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