Antigone

Il nucleo della tragedia di Sofocle è costituito, come ha indicato Hegel, dall’opposizione irriducibile di due Leggi: quella diurna e universale della Città — della Polis — e quella notturna e singolare del legame familiare. Il fratello, Polinice, ha tradito schierandosi coi nemici rimanendo ucciso in combattimento alle porte della città. La Legge dello Stato stabilisce che gli sia negata la sepoltura. Il rappresentante di questa Legge, Creonte, non ammette eccezioni: egli è il simbolo di una Legge inumana che esige la sua applicazione cieca, di una Legge che non sa includere la grazia, il diritto dell’eccezione. È contro questa Legge che si muove Antigone, nel nome di un’altra Legge, quella della fratellanza, della famiglia, dell’amore che esige la pietas, il diritto di dare sepoltura al corpo straziato del fratello morto. Nella sua celebre lettura della tragedia sviluppata nella Fenomenologia dello spirito, Hegel insiste nel mostrare l’assenza di flessibilità dialettica in questo scontro dilemmatico tra due Leggi che vogliono essere entrambe assolute. 

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Lo straniero di Orson Welles (film)

Ritmo incalzante, splendido uso del chiaroscuro grazie alla fotografia di Russel Metty, duello recitativo di altissimo livello tra Edward G Robinson e lo stesso Welles. Interessanti i simbolismi: l’orologio del campanile, metafora di un tempo sospeso, quello della fuga del gerarca che tenta di rifarsi una vita; apparecchio che, non appena ricomincia a muoversi, segnerà l’ineluttabilità del destino di Charles “Franz Kindler”. Il buio ricorrente, simbolismo più scontato ma esteticamente bellissimo dell’ambiguità del protagonista, che nel momento della confessione avrà metà della faccia interamente nera. La provincia americana – viene in mente “Furia” di Fritz Lang – dove tutti sanno tutto di tutti ad eccezione dello “straniero”, richiamo alla paura del diverso, in questo caso stranamente non vittima di pregiudizio, poichè viene scoperto solo da un altro straniero, che fa aprire gli occhi a tutta la comunità. Ultimo ragionamento che emerge dalla pellicola, quello sulla famiglia americana, sulla fedeltà cieca della moglie innamorata, disposta a coprire l’assassino in tutto e per tutto, fino all’emergere, come dice E.G.Robinson, del subconscio.

Pier Paolo Pasolini. Medea (1970)

Medea di Pasolini è un impasto di crudeltà e innocenza, di barbarie e senso del sublime, è una trasfigurazione del mito tragico descritto nella Medea di Euripide. L’idea del conflitto tra il mondo “arcaico” dominato dalle emozioni, e quello “moderno” dominato dalla razionalità, viene sviluppato e portato a compimento con Medea di Pasolini, film del 1970. L’intento del regista è di non narrare la storia di Medea attraverso gli eventi della tragedia, ma di tradurre in immagini le “visioni” di Medea, lacerata di fronte al rapporto irrisolto tra passato e presente: passato e presente che coincidono con due epoche distinte, con due differenti fasi della stessa civiltà.

Il delitto Matteotti (1973)

Italia, 1924: il socialista Giacomo Matteotti chiede alla Camera che vengano annullate le elezioni del sei aprile, perchè la maggioranza dei voti, andati ai fascisti, è stata ottenuta illegalmente e con la violenza. Il dieci giugno di quell’anno, i fascisti sequestrano ed uccidono Giacomo Matteotti, dando il via – con la dichiarazione di Mussolini che si assumerà le responsabilità politiche e morali del delitto, a gennaio – alla vera e propria dittatura fascista.

Un film di Florestano Vancini. Con Mario Adorf, Vittorio De Sica, Riccardo Cucciolla, Franco Nero. 122 min. – Italia 1973.