Vita e tempo nell’ultimo Capograssi. Prime osservazioni e note

capograssi-giuseppe02-2-f7ba4ISSN 2281-6569, SFI Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

di Silvio Cappelli

Parlare di Capograssi non è per me cosa ovvia e scontata. Non sono uno studioso, né tanto meno un esperto del suo pensiero, non appartengo insomma alla “scuola” capograssiana, se per “scuola” si intende quel particolare circolo ermeneutico che è andato via via definendosi nel corso dei decenni nei vari atenei italiani in cui il nostro ha preso servizio in tanti anni di onorata e stimata carriera universitaria2. Non sono appunto uno studioso, ma un semplice lettore di Capograssi. E ciò lo devo al prof. Mercadante – a cui va il mio personale ringraziamento per l’onore concessomi partecipando a questo ciclo di incontri –, che conobbi a Sulmona qualche anno fa, nel 2007 per la precisione, in occasione di una delle ultime edizioni del “Premio” omonimo. Le parole, le uniche, che il prof. Mercadante mi disse furono le seguenti, semplici ed immediate: «Legga Capograssi!». Da allora non c’è stato periodo in cui la lettura di Capograssi non abbia accompagnato il mio percorso scientifico, in gran parte occupato dal confronto coi classici dell’idealismo tedesco e della prima metà del XX secolo e, nell’ultimo triennio di dottorato, dal dibattito filosofico negli anni della Repubblica di Weimar. È dunque da lettore “disinteressato” di Capograssi, a cui mi lega anche la comune origine peligna, che cominciai questa lunga, continua, mai interrotta conversazione con un pensatore che nel giro di poche pagine, attraverso quella sua modalità di scrittura che è ad un tempo essenziale e coinvolgente, attraverso quella sua capacità di analisi così profonda e acuta che mai ho avuto modo di incontrare in altri pensatori, aveva destrutturato il normale approccio alle cose e ai problemi stessi della filosofia.

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Antonio Parrino. La lezione di Capograssi nella vita e nell’opera di Gabrio Lombardi (Aracne 2005)

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Il presente saggio vuole rappresentare un omaggio rivolto a Gabrio Lombardi, un illustre studioso deceduto a Roma il 4 aprile 1994 in un’infausta ricorrenza del Lunedì di Pasqua. Intellettuale attivo ed infaticabile, esponente dell’indirizzo cattolico, ha lasciato un ricordo indelebile in quanti hanno avuto modo di conoscere il suo fare signorile ed apprezzare la sua opera. Egli, dopo una vita trascorsa in maniera severa, dedicata ad approfondire gli studi con grandi sacrifici, ma intensamente vissuta, ci ha lasciato in eredità un ricco patrimonio culturale e spirituale. I libri che ha pubblicato sono davvero numerosi, spaziando da quelli di carattere prettamente storico a quelli più attuali di argomento sociale e civile.

ANTEPRIMA DEL LIBRO

 

Il codice di Camaldoli (1943)

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L’uomo è un essere essenzialmente socievole: le esigenze del suo spirito e i bisogni del suo corpo non possono essere soddisfatti che nella convivenza. Sennonché la convivenza familiare e la solidarietà dei gruppi intermedi sono insufficienti: perché l’essere umano abbia possibilità adeguate di vita e di sviluppo occorre che le famiglie si uniscano tra di loro a costituire la società civile. La quale perciò proviene direttamente dalla natura dell’uomo, remotamente da Dio che ha creato l’uomo socievole.

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Giorgio Campanini. Dal Codice di Camaldoli alla Costituzione

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Il periodo che va dal luglio 1943 (e cioè dal convegno estivo in cui viene elaborato il primo nucleo di quello che divenne poi il «Codice di Camaldoli») alla seduta dell’Assemblea Costituente del 22 dicembre 1947 in cui venne approvata la nuova Costituzione repubblicana è stato fra i più vivaci e fervidi nella vita politico-culturale del nostro Paese. Quegli anni meritano pertanto di essere ricordati, in un momento in cui gli italiani sono chiamati a pronunciarsi su importanti modificazioni di una Carta che i cattolici hanno concorso, in modo determinante, ad elaborare.

Dal Codice di Camaldoli alla Costituzione

Giovanni Lodigiani. La coscienza del soggetto agente nell’opera di Capograssi

Il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi (1889-1956), direttore della “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto” negli anni 1939-1943 insieme ad A. Giannini, ha dedicato un’ampia parte della sua produzione scientifica all’indagine dell’esperienza giuridica e dell’esperienza morale. In tale indagine non mancò di analizzare l’uomo come soggetto agente. In particolare la considerazione del rapporto tra dimensione morale e dimensione giuridica e, in modo più approfondito, la relazione del giuridico con il metagiuridico1, che investe la categoria del diritto naturale, è finalizzata ad impostare tale analisi sotto una visuale ampia, al fine di consentire un approfondimento delle varie dimensioni del soggetto implicato e del suo essere, dagli elementi esteriori alle più profonde inclinazioni della sua stessa vita.

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La coscienza del soggetto agente nell’opera di Capograssi