Giovanni Sartori. Homo videns

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“Va da sé che io sia anche accusato di essere apocalittico. Ma questa è una critica di repertorio che non mi impressiona. Se le cose vanno male va detto senza troppo Salomoni-smo che vanno male. Forse forzo un po’ le tinte. Ma se così, è perché la mia vuol essere una profezia che si autodistrugge, abbastanza nera da spaventare e da indurre a provvedere. E il fatto che la prima edizione di questo piccolo libro sia andata rapidamente esaurita mi induce a sperare. Forse vuol dire che l’allarme c’è, che il problema è sentito”.

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Un pensatore sulmonese dimenticato (1886-1963)

$_35ISSN 2281-6569, SFI Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

di Raffaele Garofalo

Annibale Luigi Corvi, scomparso nel giugno 1963, occupa un posto significativo tra i benemeriti dell’antifascismo durante il ventennio, tra i combattenti nella seconda guerra mondiale e tra gli impegnati nella politica attiva dei primi anni della Repubblica. Dalle scarse notizie raccolte sul Dizionario Biografico degli Abruzzi, pubblicato dalla Accademia Cateriniana di Cultura di Sulmona, (La Moderna, Sulmona, 1976), si ricava che il personaggio nacque a Milano e si laureò in Giurisprudenza, presso l’Università di Pavia, con una tesi in Diritto Penale e successivamente si laureò in lettere, nel 1917, presso l’Università di Milano. Di famiglia nobile era tuttavia portato a snobbare, con gustosa ironia, il titolo baronale dal quale si era “sbaronato”: «mi appartiene non per colpa mia», amava ripetere.

UN PENSATORE SULMONESE DIMENTICATO (PDF)

Pier Paolo Pasolini. Accattone (1961)

Accattone è il soprannome di Vittorio, un ragazzo di borgata che si fa mantenere da una prostituta, Maddalena. Passa il suo tempo con gli amici. Maddalena finisce in carcere, e Accattone conosce la fame e un giorno, andato sul posto di lavoro della moglie abbandonata, incontra Stella. Accattone tenta di far prostituire anche Stella, ma intanto se ne innamora. Inizia a rubare. Stella convince Accattone a cercarsi un lavoro, guadagnandosi da vivere in modo onesto, e lui per amore accetta quel posto di lavoro, ma non riesce ad adattarsi e torna a rubare. Dopo un piccolo furto s’imbatte nella polizia e nel fuggire cade dalla motocicletta e muore. Non c’è speranza quindi in Accattone, quella speranza che invece traspare in Una vita violenta. Lo stesso Pasolini dirà:
“… in realtà tra quel mio libro [Una vita violenta] ed Accattone si possono fare facilmente dei confronti. Direi che tutto sommato rispetto ad Una vita violenta, dal punto di vista ideologico-marxista, Accattone rappresenta un passo indietro. In Una vita violenta oltreché la denuncia, la denuncia di un mondo, di un modo di vivere, di una piaga spaventosa che lacera l’Italia del “benessere”, c’era anche un’indicazione non soltanto implicita, ma esplicita di una prospettiva, nella speranza diciamo così… Uno di questi personaggi, come Accattone ad un certo punto, esplicitamente trova il modo di superare questa sua condizione, di salvarsi attraverso una esperienza politica, attraverso una scelta politica. Invece in Accattone tutto ripiomba dentro quel mondo. Pare che questo mondo non abbia aperture, non abbia prospettive di nessun genere. Quindi in un certo senso, questa immediatezza di una speranza non si intravede esplicitamente, è tutta incorporata dentro il film, nell’espressione poetica del film, e questo mi è accaduto perché possedevo meno il linguaggio cinematografico che non quello letterario […] rispetto a Ragazzi di vita è  avanti, per quanto concerne la elaborazione del personaggio”.

Recensione a La catastrofe come orizzonte del valore di Giuseppe Limone

ISSN 2281-6569 SFI Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online] – 10/2015

Monduzzi Editoriale, 2015, Euro 15,00

Monduzzi Editoriale, 2015, Euro 15,00

Se il diritto può nascere dopo la catastrofe1, i valori non possono che precederla. La catastrofe come orizzonte del valore2 non è solo il mero esercizio di rigore teoretico o l’esempio di pensiero cognitivista (o, come scrive l’autore, persino buonista) di chi intende dare una definizione dei valori. L’autore, col suo percorso, dimostra l’esistenza inconfutabile del sentimento di percettibilità dei valori che viene alla luce nei momenti di maggiore pericolo per la LebensformLe approssimazioni che Giuseppe Limone compie per arrivare al profondo della nozione di catastrofe valgono, per trasposizione, per la sua opera: così come il termine catastrofe può indicare – singolarmente o complessivamente – l’epocalità dell’evento, l’interruzione qualitativa della Forma di vita, l’identità data dalla sorte di un pericolo comune e, infine, il significato simbolico che cattura gli eventi di risonanza emozionale; così l’intero scritto tocca strati contigui appartenenti a diversi livelli ermeneutici. Il primo livello, definibile come storico-filosofico, che dall’età moderna arriva alla contemporaneità, ha come punto focale le diverse prospettive dalle quali origina il pensare sociale degli autori citati (non solo Jean-Jacques Rousseau, Antonio Rosmini e Simone Weil, ai quali sono dedicati interi paragrafi, ma anche Hobbes, Locke, Grozio, Feuerbach, Heidegger, Husserl, Sartre, Nussbaum, Bauman; solo per citarne alcuni). Il secondo livello, che espone alla luce le interruzioni della qualità della vita – ovvero le catastrofi – che hanno accompagnato l’umanità fin dall’acquisizione di un pensiero intelligente. Il terzo livello, portato alla luce con maggiore incisività nella parte finale del testo, illustrante il sentimento di pericolo comune generato da una errata percezione della responsabilità propria – e di tutti – che scaturisce dalla libertà. Il quarto livello – ovvero della sorte comune – in cui si dà realizzazione al titolo dell’opera, dimostrando la funzione assiologicamente positiva del male comune che si scatena nei confini identitari. Ma è con un ulteriore quinto passo che si rivela l’intento dell’autore: in questo spazio ermeneutico, il lettore non è solo un mero fruitore, è egli stesso il «vicario3» su cui si abbatte, per sostituzione simbolica, l’energia esortativa del testo. Solo in quest’ultimo punto profondo del pensiero di Limone, il lettore si accorge di essere al fianco dell’autore o, meglio ancora, di essere seduto sul medesimo ramo che qualcuno e qualcosa stanno segando. È proprio con quest’ultimo passo che si va ben oltre il cognitivismo e il noncognitivismo per approdare al falsificazionismo etico, il quale in modo apofatico dimostra l’esistenza dei valori e la loro percettibilità. Partendo proprio da quest’ultimo fronte, cioè da quello falsificazionista – che, tradotto in altri termini, equivale a dire: “io non so definire i valori, ma percepisco cosa non si deve fare per salvaguardare la Forma di vita alla quale appartengo” –, il problema che si apre è quello del coefficiente di percettibilità dei valori stessi. Esiste un pericolo concreto nel misconoscimento e Limone, fra le righe, avverte i suoi stessi detrattori: il lettore disattento alla sua stessa sorte, l’intellettuale che continua ad osservare l’Apocalisse in televisione pensando alla critica da muovere il giorno dopo a San Giovanni, l’accademico che chiede di essere valutato per il dove e non per il cosa abbia scritto, il burocrate che intende ridurre la persona a una mera pratica da sbrigare. Tutto si muove e si condensa alla scala dell’umano, del concreto, del reale. Nel mondo macchinico fotografato dall’autore – mondo dell’impersonale che obbliga a guardare alla terza persona il Tu e che ci seduce a chiedere di essere privati dell’umano – il Mickey Mouse di Benjamin4, dotato da noi stessi persino dell’a-temporalità e dell’a-spazialità, emblema della spersonalizzazione e della de-umanizzazione, ci accompagna sincronicamente nel presente e ci attende diacronicamente dal futuro passeggiando sul crinale che segna il punto di non ritorno oltre il quale la Forma di vita implode.

Pasquale Viola

1 Giuseppe Capograssi, Il diritto dopo la catastrofe, in Opere vol. V, Giuffré, Milano 1959.

2 Giuseppe Limone, La catastrofe come orizzonte del valore, Monduzzi Editoriale, Milano 2014.

3 Ivi, p. 99.

4 Walter Benjamin, Mickey Mouse, Il nuovo melangolo, Genova 2014.

RECENSIONE A LA CATASTROFE COME ORIZZONTE DEL VALORE (PDF)

Raffaele Garofalo. Il pontificato di Francesco. Una normalità che fa clamore

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ISSN 2281-6569 SFI – Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

S. Freud e J. Lacan erano convinti assertori che le “rivoluzioni” sono portatrici di nuove idee ed entusiasmi, ma spesso finiscono per trascinare con sé disastrose “restaurazioni”. La Storia sembra dar loro ragione. I veri cambiamenti, si sostiene, sono frutto delle buone riforme. Subito dopo la prima intervista rilasciata a Scalfari da papa Francesco, il “vescovo di Roma” offriva spunti di riflessione davvero rivoluzionari sui quali successivamente è tornato nei numerosi interventi e documenti. Bergoglio “ha aperto il cuore anche a molti che pensavano di averlo chiuso a doppia mandata” alla Chiesa, scrivevo più di un anno fa. La fiducia in lui è venuta crescendo sempre più, ma si è anche affacciata, man mano, qualche perplessità riguardo al futuro della Chiesa che lui sta delineando.

IL PONTIFICATO DI FRANCESCO (PDF)

Edward Saïd. Representaciones del intelectual (1994)

Edward Wadie Sa'id traslitterato anche Said, in in arabo: إدوارد وديع سعيد, Īdwārd Wadīʿ Saʿīd, (Gerusalemme, 1º novembre 1935 – New York, 24 settembre 2003)

Edward Wadie Sa’id traslitterato anche Said, in in arabo: إدوارد وديع سعيد, Īdwārd Wadīʿ Saʿīd, (Gerusalemme, 1º novembre 1935 – New York, 24 settembre 2003)

“…el intelectual es un individuo con un papel público específico en la sociedad que no puede limitarse a ser un simple profesional sin rostro, un miembro competente de una clase que únicamente se preocupa de su negocio. Para mí, el hecho decisivo es que el intelectual es un individuo dotado de la facultad de representar, encarnar y articular un mensaje, una visión, una actitud, filosofía u opinión para y en favor de un público”

Representaciones del intelectual (PDF)

Edoardo Puglielli. Antifascisti abruzzesi in Spagna 1936-1939

imagesDopo la rivolta falangista del luglio 1936 Franco ricevette da Hitler e Mussolini un aiuto decisivo. La Germania nazista inviò 10.000 soldati, ma soprattutto mezzi e armi. La Luftwaffe tedesca assicurò ai fascisti spagnoli la supremazia aerea, sperimentando sulle città repubblicane i primi bombardamenti a tappeto, come quello che nel 1937 rase al suolo la cittadina basca di Guernica. L’Italia fascista inviò 600.000 uomini e un’ingente quantità di aerei, cannoni e navi. Da ben 53 nazioni dei cinque continenti accorsero in Spagna volontari per combattere il fascismo. Le stime variano da un minimo di 40.000 ad un massimo di 60.000 unità. Più di 4.000 furono gli italiani. «Compagni, fratelli, italiani, ascoltate. Un volontario italiano vi parla dalla radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di italiani antifascisti esuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria per l’ideale di un popolo intero che lotta per la sua libertà. Vi chiedono che l’Italia proletaria si risvegli. Che la vergogna cessi. Dalle fabbriche, dai porti italiani non debbono più partire le armi omicide. Dove non sia possibile il boicottaggio aperto, si ricorra al boicottaggio segreto. Il popolo italiano non deve diventare il poliziotto d’Europa. Quanto più presto vincerà la Spagna proletaria, e tanto più presto sorgerà per il popolo italiano il tempo della riscossa» (Carlo Rosselli, discorso del 13 novembre 1936)

Antifascisti abruzzesi in Spagna 1936-1939 (PDF)