Jean-Paul Sartre Archive

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Existentialism is a Humanism, 1946

The Time of the Assassins*, 1946
The Historical Process*, 1947
The Birth of Israel*, 1949

From Critique of Dialectical Reason (1960)

Marxism & Existentialism (The Search for Method 1)
The Problem of Mediations (The Search for Method 2)

The Dogmatic Dialectic and the Critical Dialectic (pp. 15-41)
Critique of Critical Investigation (pp. 42-48)
Collectives (pp. 253-259)
The Fused Group (pp. 345-357)
Bureaucracy and the Cult of Personality (pp. 655-663)
Racism and Colonialism as Praxis and Process (pp. 714-734)
The Intelligibility of History (final section, pp. 805-818)

We Are All Assassins*, 1958
Letter in Support of the Jeanson Network*, 1960
Preface to Frantz Fanon’s “Wretched of the Earth”, 1961

A Fellow Traveler of the Communist Party*, 1972
Illegalism and Ultra-Leftism*, 1972
The Slow Death of Andreas Baader*, 1974
Introduction to “It is Right to Rebel”*, February 26, 1974

To the Nutcase*, by Louis-Ferdinand Céline 1948

Ortega y Gasset. Dinamica del tempo (1927)

Ortega y Gasset (1883-1955)

Ortega y Gasset (1883-1955)

Dinamica del tempo (PDF)

(tratto da Maschile e femminile. Lo sguardo interiore nel pensiero di Ortega a cura di Lucia Parente, Edizione Scientifiche Italiane, 2006)

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Ulrich Beck. Essays

Ulrich Beck (Słupsk, 15 maggio 1944 – 1º gennaio 2015)

Ulrich Beck (Słupsk, 15 maggio 1944 – 1º gennaio 2015)

In the current phase of reflexive or second modernization, we are witnessing a dialectics of modernity: continuity of the principles and discontinuity of basic institutions of nation-state modernity. This process is leading us from the national industrial society to the world risk society. A theory of reflexive modernization consists of theorems of individualization, cosmopolitanization, and risk society. This radicalized modernity has produced world risk society. What signifies the risk society are manufactured uncertainties which tend to be intangible to our senses. The theory of world risk society as a new Critical Theory assumes three characteristics of global risks: delocalization, uncalculability, and non- compensatability. This theory also adopts eight theses regarding the inequality of global risks; the power of risk definition; risk and culture/trust; cosmopolitian politics of world risk society; a ‘revolutionary subject’ for climate change; global risks empowering states and civil movements; divergent (environmental/ economic/ terrorist) logics of global risks; world risk society as a boundary-transcending process. The “cosmopolitan moment” of world risk society is now set free.

La società cosmopolita e i suoi nemici (PDF)

World at Risk: the new task of critical Theory (PDF)

Living in the world risk society (PDF)

Critical Theory of World Risk Society: A Cosmopolitan Vision (PDF)

La Sociedad del Riesgo Global (PDF)

Federico Fellini. Casanova (1976)

Durante il carnevale di Venezia Giacomo Casanova accetta di mostrare la sua valentia amorosa con suor Maddalena e compiacere così l’amante guardone della donna, l’ambasciatore di Francia da cui Casanova spera di ottenere benefici. Ma è arrestato dall’Inquisizione con l’accusa di magia nera. Fugge dal carcere dei Piombi ed è a Parigi ospite della Marchesa d’Urfé che vuole ottenere da lui il segreto dell’immortalità. Poi Casanova lascia Parigi e riprende la sua frenetica attività di seduttore. Fra i suoi amori c’è quello infelice con Henriette, che lo fa disperare e lo abbandona. A Roma partecipa a una gara amatoria con un pololano, vincendola. A Roma incontra anche il Papa e la madre ormai ben poco interessata alle sue sorti. Infine la vecchiaia, l’impiego come bibliotecario, il suo fascino svanito, l’oblio delle corti, fino alla solitudine di un ballo con una bambola meccanica, ricordo di un passato sempre più lontano.

“Il Casanova non è un romanzo cinematografico, non ha progressione logica né veri nessi di racconto. I raccordi fra i nove o dieci capitoli sono rapidi e precari, ricordano le didascalie nei “comics”. Il gran circo di Federico Fellini appartiene all’avanguardia, come hanno ben capito i cineasti americani dell'”underground” fin dai tempi di Otto e mezzo. Nonostante i miliardi spesi con prodigalità, non ci troviamo dalle parti di quella che Flaubert chiamava “l’arte industriale”; siamo più vicini alla monoliticità, al “privatismo” e alla sfacciataggine di un Andy Warhol. Perciò il paragone, che l’attualità suggerisce fra Barry Lindon e Casanova registra più difformità che convergenze. Kubrick prende sul serio il romanzo ottocentesco e l’ambientazione settecentesca, le connotazioni sociologiche e politiche della vicenda: ha l’aria di aver letto e annotato un’intera biblioteca, di avere un suo giudizio morale sull’epoca e sul personaggio. Fellini ha sfogliato l’Histoire casanoviana come l’elenco telefonico, non ha in apparenza da proporre che impressioni, risentimenti, sfottiture. Però… Anche qui c’è un però: se il ‘700 rievocato di Kubrik ha le sue profonde motivazioni culturali, il ‘700 sognato di Fellini ha l’allarmante e misteriosa qualità di una visione profetica. Forse Jung avrebbe detto che Il Casanova è una profezia sul passato”.
Tullio Kezich su “La Repubblica”, 11 dicembre 1976

Ugo Spirito. La critica della economia liberale (1930)

Ugo Spirito (Arezzo, 9 settembre 1896 – Roma, 28 aprile 1979)

Ugo Spirito (Arezzo, 9 settembre 1896 – Roma, 28 aprile 1979)

Secondo Spirito, nella società anonima, l’attuale società per azioni, il ruolo e la figura dei vari elementi della società si modificano considerevolmente. Il capitale, che sostanzialmente è nelle mani dell’unico proprietario o dell’azionista di maggioranza, si ingigantisce e si frantuma in una miriade di quote azionarie, negoziabili anche in Borsa, in mano a persone del tutto avulse dalla vita societaria, che acquistano azioni per investimento o come forma di risparmio. Della società esse conoscono solo i bilanci e le relazioni annuali: la loro attività si esaurisce solo nel percepire gli eventuali utili e rispondono per gli eventuali debiti della società entro i limiti della propria quota di capitale sociale conferito. In sostanza non amministrano la loro proprietà: il capitalista si allontana dal capitale.

La forza-lavoro, gli operai, non azionisti e quindi non comproprietari della azienda presso la quale lavorano, tendono anche a porsi in contrasto con gli amministratori. Ciò in quanto la figura dell’amministratore è cambiata: ora è al margine tra capitale e lavoro. Infatti, se in altre dimensioni la persona dell’amministratore coincide con quella del proprietario-imprenditore, ora essa acquista un suo posto, che non è quello né del capitale né del lavoro. E da persone «i cui interessi immediatamente coincidevano con quelli della società, finiscono anche loro per differenziarsene acquistando la forma mentis propria di chi amministra cosa non propria»: si servono, anzi sfruttano sia la forza-lavoro che il capitale per il proprio fine individuale.

E tanto più l’azienda ha dimensioni rilevanti – pensiamo agli istituti di credito – tali da interessare e coinvolgere una maggiore collettività, maggiormente, a parere di Spirito, cresceva e si inaspriva il conflitto tra privato e pubblico, proprio perché lo Stato, per difendere gli interessi della collettività, è sempre più spesso costretto ad intervenire. E l’intervento si concretizza nazionalizzando le perdite e i disavanzi delle imprese private, la cui miriade di proprietari azionisti è solo indirettamente responsabile della cattiva amministrazione che ha causato il tracollo.

La critica della economia liberale (PDF)

Arthur Schopenhauer. Il mondo come volontà e rappresentazione (1819)

Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860)

Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860)

“Poiché noi adunque come individui non abbiamo conoscenza se non sottomessa al principio di ragione, e questa forma esclude la conoscenza delle idee, certo è che quando sia a noi possibile sollevarci dalla conoscenza delle singole cose a quella delle idee, ciò può aversi solo accadendo nel soggetto una mutazione corrispondente ed analoga a quel gran cambiamento nel modo d’essere dell’oggetto; per la quale il soggetto, in quanto conosce un’idea, non è più individuo”.

Il mondo come volontà e rappresentazione I (PDF)
Il mondo come volontà e rappresentazione II (PDF)