Hermann Cohen. Ästhetik des reinen Gefühls

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Ludovico Garau. Il martelletto del Dr Freud batte sul ginocchio di Mosè

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ISSN 2281-6569 SFI – Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

La critica estetica di Freud non è in discussione, essa è legittima ed appropriata e per il concatenarsi logico del ragionamento, validamente espressa. Ma egli dichiara esplicitamente che utilizza, per questa sua ermeneutica, gli stessi strumenti metodologici della psicoanalisi, determinando così dubbi e perplessità che meritano di essere evidenziati.

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Martin Heidegger. Dell’origine dell’opera d’arte e altri scritti (1932)

Martin Heidegger negli anni '20

Martin Heidegger negli anni ’20

Gli scritti di Martin Heidegger raccolti in questo volume vengono presentati per la prima volta in versione italiana. Benché vertano tutti su temi riconducibili a due questioni di fondo – l’arte e l’estetica –, da un punto di vista redazionale essi presentano un carattere alquanto disomogeneo. Il primo scritto costituisce la stesura originaria della conferenza intitolata Dell’origine dell’opera d’arte (1931-32). Il secondo e il terzo, che figurano in appendice, riproducono una serie di annotazioni e appunti tratti da due distinti convoluti del lascito manoscritto, che lo stesso Heidegger intitolò, rispettivamente, Sul superamento dell’estetica. Su «origine dell’opera d’arte» (1934 ss.) e L’inaggirabilità dell’esser-ci («La necessità») e L’arte nella sua necessarietà (La meditazione operante) (1936 ss.). Conferenza e annotazioni coprono un arco cronologico di fondamentale importanza, che suggerisce di comprendere la presente raccolta anche e soprattutto nell’ottica di un contributo alla storiografia del problema estetico in Heidegger. Che il suo pensiero o parte di esso debbano rientrare nei limiti di tale storiografia non è, almeno in linea di principio, un fatto scontato. A prescindere dall’interpretazione apertamente polemica e talvolta riduttiva dell’estetica, che emerge, seppure in modo non sistematico, nei suoi scritti, le principali tesi di merito avanzate da Heidegger sconsiglierebbero, a tutta prima, di annettere organicamente le sue riflessioni sull’arte alla moderna storia dell’estetica.

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Maurice Merleau-Ponty. Phénoménologie de la perception (1945)

Maurice Merleau-Ponty (Rochefort-sur-Mer, 14 marzo 1908 – Parigi, 3 maggio 1961)

Maurice Merleau-Ponty (Rochefort-sur-Mer, 14 marzo 1908 – Parigi, 3 maggio 1961)

«C’est dans l’épreuve que je fais d’un corps explorateur voué aux choses et au monde, d’un sensible qui m’investit jusqu’au plus individuel de moi-même et m’attire aussitôt de la qualité à l’espace, de l’espace à la chose et de la chose à l’horizon des choses, c’est-à-dire à un monde déjà là, que se noue ma relation avec l’être» (M. Merleau-Ponty).

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György Lukács. Opere ITA

luk“Io almeno trovo nel mio mondo ideale di allora, nella misura in cui sono in grado di ritornare con la memoria a questi anni, tendenze simultanee, da un lato, ad un’assimilazione del marxismo e ad un’attivazione politica e, dall’altro, ad una costante intensificazione di impostazioni problematiche caratterizzate nel senso di un puro idealismo etico” (G. Lukács, Prefazione del ̓67 a Storia e coscienza di classe).

Giovanni Gentile. Opere 1898-1922

Giovanni Gentile (1875-1944)

Giovanni Gentile (1875-1944)

Francesco Mario Pagano. Opere filosofico-politiche ed estetiche (1800)

Francesco Mario Pagano (1748-1799)

Francesco Mario Pagano (1748-1799)

“Le lezioni di Pagano erano chiare come le sue idee. La sua cattedra si distingueva dalle altre per l’affluenza dei giovani, siccom’egli si distingueva dagli altri professori per elevatezza di mente, per vastità di dottrina, per ampiezza di vedute. Pensator sublime, ragionator profondo e facondissimo espositore, Pagano era il Platone di Napoli.
I suoi allievi in immatura età filosofavano. Essi recarono al foro la luce de’ princìpi di così gran maestro, che rapidamente si propagarono. S’infiammavan tutti del fervore di spargere le nuove teorie; bisognava almeno conoscerle; era uno scorno l’ignorarle. Si citavano le opinioni di Pagano come gravissime autorità. Gli stessi vecchi magistrati, troppo tenaci degli antichi princìpi per adottare i nuovi, gli accoglievano con venerazione, e, rispettandoli per sentimento, li rigettavano per abitudine” (Flaminio Massa)

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