Jürgen Habermas. Il discorso filosofico della modernità (1985)

habermasIn Der philosophische Diskurs der Moderne (1985), Habermas individua in Hegel il primo che elevi a problema filosofico il processo di distacco della modernità dalle superstizioni normative del passato, anche se, va ricordato, nel precedente discorso francofortese Die Moderne – ein unvollendentes Project (1980), trovava spazio solo Kant, con la sua rivendicazione della peculiarità dell’estetico. Nel testo del 1985 [Il discorso della modernità, tr. it., Laterza, Roma-Bari 1987], invece, Habermas afferma che la critica alla tradizione, che va dalle esperienze del Rinascimento, della Riforma, della scienza moderna e dell’Illuminismo fino a Kant, giunge solo in Hegel a quel bisogno di autoaccertamento della modernità, che diventa il problema fondamentale della stessa filosofia hegeliana. Il principio dell’età moderna scoperto da Hegel è quello della libertà della soggettività, che si configura insieme come progresso, ma anche come spirito estraniato, per cui portare la modernità a concetto significa anche farne la critica. Fondamentale è il rapporto con la filosofia di Kant, e proprio esaminando dall’interno della filosofia di Hegel tale rapporto Habermas può affermare che la consapevolezza della modernità è di Hegel e non di Kant. Le connotazioni della soggettività sono per Hegel: l’individualismo, il diritto alla critica, l’autonomia dell’agire e infine la filosofia idealistica stessa. Gli eventi storici decisivi per l’attuazione del principio della soggettività a loro volta sono: la Riforma, l’Illuminismo e la Rivoluzione francese. Se ne ricava l’importanza per Hegel di analizzare il punto di approdo che è costituito dalla filosofia di Kant, giunta nell’elemento della autocomprensione, anche se in Kant tale operazione rimane come pura riflessione dell’io su se stesso. Habermas accetta sostanzialmente la critica di Hegel a Kant, quando afferma che è vero che Kant riesce a esprimere il mondo moderno in un sistema di idee, ma «ciò significa soltanto che nella filosofia di Kant si riflettono, come in uno specchio, i tratti essenziali dell’epoca, senza che egli abbia compreso la modernità come tale» [tr. it. cit., p.20]. Egli infatti accetta che scienza, morale e arte, che fino al termine del XVIII secolo si erano differenziate, rimangano da una parte separate tra loro, e, come unica sfera di sapere, restino distinte dalla sfera della fede e dei rapporti sociali giuridicamente organizzati. Kant cioè non avverte come scissioni le differenziazioni entro la ragione. «Perciò Kant ignora il bisogno che nasce con le separazioni strappate dal principio della soggettività. Questo bisogno si impone alla filosofia non appena la modernità si concepisce come un’epoca storica, ossia non appena essa diviene consapevole del suo distacco da passati esemplari e della necessità di attingere da se stessa tutto ciò che è normativo, come un problema storico. Allora infatti si pone il problema se il principio della soggettività e la struttura dell’autocoscienza ad essa immanente, siano sufficienti quale fonte di orientamenti normativi – se bastino non soltanto a ‘fondare’ scienza, morale ed arte in generale, bensì anche a render stabile una formazione storica che si è affrancata da tutti gli obblighi storici» [ivi, p.21]. Hegel quindi intende rispondere al bisogno di superare le scissioni con una critica all’idealismo soggettivo sia di Kant sia di Fichte tendente alla riconciliazione della modernità con se stessa.

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiacritica/discorsofilosofico.pdf

Annunci

“I fondamenti della geometria” di Hilbert e la filosofia

pescigrigione1

Società Filosofica Italiana
Sezione Giuseppe Capograssi [online]
ISSN 2281-6569

di Silvio Cappelli

David Hilbert (1862-1943) occupa un posto di assoluto prestigio nella storia delle idee a cavallo dei secoli XIX e XX. Per cogliere la sua importanza e centralità non bisogna fermarsi al semplice lavoro scientifico, ma procedere al puro significato simbolico. Questi lavori hanno rappresentato, da un lato, la risoluzione della ‘crisi’ dei fondamenti nelle scienze matematiche cominciata all’inizio del diciannovesimo secolo con la scoperta delle geometrie non-euclidee, e, dall’altro lato, hanno indicato la direzione alla successive ricerche scientifiche.

Hilbert e la filosofia

Ernst Cassirer. Filosofia delle forme simboliche

Ernst Cassirer (Breslavia 1874 - New York 1945)

Ernst Cassirer (Breslavia 1874 – New York 1945)

Lo studio delle strutture fondamentali della conoscenza ha caratterizzato tutta la ricerca teoretica di Cassirer. Nell’imponente opera qui presentata il campo delle sue riflessioni si sposta dal mondo della scienza a quello dell’uomo. Cassirer concepisce anche il mito, il linguaggio, la religione, l’arte come forme simboliche per mezzo delle quali lo spirito dà un senso al reale. Un’opera, che, mostrando la moltitudine di possibilità e i limiti della conoscenza e rifiutando ogni forma di dogmatismo acritico, incarna la crisi delle certezze che permea lo spirito del XX secolo.

http://idd.bookzz.org/s/?q=cassirer+forme+it&yearFrom=&yearTo=&language=&extension=&t=0