Edoardo Puglielli, 1946-1948. Appunti per una storia sociale

25-aprileLa guerra di Resistenza e l’insurrezione dell’aprile 1945 avevano diffuso tra le masse grandi speranze di cambiamento. In quella fase era stata conquistata, pur fra tante difficoltà, l’unità d’azione delle forze più rappresentative dell’antifascismo: cattolici, comunisti, movimenti e partiti che in modo diverso si richiamavano alla tradizione socialista, libertaria, democratica e liberale. Forte e diffusa era l’aspirazione ad un rinnovamento politico, istituzionale e culturale in grado di incidere innanzitutto su quell’assetto economico-sociale (rapporti tra capitale e lavoro, tra classi, tra nord e sud, etc.) che era stato alla base della dittatura fascista.

1946-1948. Appunti per una storia sociale (PDF)

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Il delitto Matteotti (1973)

Italia, 1924: il socialista Giacomo Matteotti chiede alla Camera che vengano annullate le elezioni del sei aprile, perchè la maggioranza dei voti, andati ai fascisti, è stata ottenuta illegalmente e con la violenza. Il dieci giugno di quell’anno, i fascisti sequestrano ed uccidono Giacomo Matteotti, dando il via – con la dichiarazione di Mussolini che si assumerà le responsabilità politiche e morali del delitto, a gennaio – alla vera e propria dittatura fascista.

Un film di Florestano Vancini. Con Mario Adorf, Vittorio De Sica, Riccardo Cucciolla, Franco Nero. 122 min. – Italia 1973.

Sigmund Freud. OPERA OMNIA ITA (1886-1938)

Sigmund Freud (1856-1939)

Sigmund Freud (1856-1939)

Studi sull’isteria e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. I, 1886-1895) – pdf
Progetto di una psicologia e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. II, 1892-1899) – pdf
L’interpretazione dei sogni (Sigmund Freud, Opere, vol. III, 1899) – pdf
Tre saggi sulla teoria sessuale e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. IV, 1900-1905) – pdf
Il motto di spirito e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. V, 1905-1909) – pdf
Casi clinici e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. VI, 1909-1912) – pdf
Totem e tabù e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. VII, 1912-1914) – pdf
Introduzione alla psicoanalisi e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. VIII, 1915-1917) – pdf
L’io e l’es e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. IX, 1917-1923) – pdf
Inibizione, sintomo e angoscia e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. X, 1924-1929) – pdf
L’uomo Mosé e la religione monoteistica e altri scritti (Sigmund Freud, Opere, vol. XI, 1930-1938) – pdf 

Platone. OPERA OMNIA (PDF)

Platone (in greco Πλάτων, Pláton; Atene, 428 a.C./427 a.C. – Atene, 348 a.C./347 a.C.)

Platone (in greco Πλάτων, Pláton; Atene, 428 a.C./427 a.C. – Atene, 348 a.C./347 a.C.)

Ciascun governo istituisce leggi [nomoi] per il proprio utile; la democrazia fa leggi democratiche, la tirannide tiranniche e allo stesso modo gli altri governi. E una volta che hanno fatto le leggi, eccoli proclamare che il giusto per i governati si identifica con ciò che è invece il loro proprio utile, e chi se ne allontana lo puniscono come trasgressore sia della legge sia della giustizia. In ciò consiste, mio ottimo amico, quello che dico giusto, identico in tutte quante le poleis, l’utile del potere costituito. Ma, se non erro, questo potere detiene la forza.Così ne viene, per chi sappia ben ragionare, che in ogni caso il giusto è sempre identico all’utile del più forte.

Tutti gli scritti (PDF)

Raffaele Garofalo. Commemorazione di Giuseppe Bolino

ISSN 2281-6569 SFI, Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

BOLINO GIUSEPPE (Sulmona 1926 – 1984)

BOLINO GIUSEPPE
(Sulmona 1926 – 1984)

Il 18 novembre scorso si è tenuta, nell’Agenzia Promozione Culturale di Sulmona, la commemorazione del professore Giuseppe Bolino. Ricorreva il trentennale della scomparsa. Una cerimonia molto partecipata durante la quale sono state ricordate le doti umane del personaggio, la poliedrica preparazione culturale del professore, la sensibilità umana e la solerzia dell’amministratore. Il professore aveva rivestito cariche pubbliche a livello comunale e provinciale, nonché regionale come assessore al lavoro, alla sanità e come presidente. Giuseppe Bolino aveva partecipato attivamente alla Resistenza. Per questo scontava una condanna della Gestapo al carcere di Civitaquana e di Regina Coeli. A tale aspetto dell’uomo è stato dato meno risalto. Tutti i relatori hanno rilevato che il politico merita molto di più nella considerazione non solo dei sulmonesi ma di tutti gli abruzzesi . L’ultimo atteso intervento del presidente Luciano D’ Alfonso, abile oratore ed esperto diplomatico , superava ampiamente gli ambiti della narrazione con momenti di grande enfasi. La morte d’altronde riscatta la nostra umanità da ogni imperfezione. Si avvertiva la sensazione che la grandezza indiscussa del personaggio fosse legata, in modo strettamente consequenziale ed esclusivo, alla sua fede in Dio. Martin Buber si sarebbe chiesto: quale Dio? Lo si nomina troppo spesso, sapendo che ci si inoltra in un terreno minato. La Fede non coincide col magistero della Chiesa, soggetto a mutazione, tantomeno con la celebrazione postdatata degli ideali di una D.C. rimpianta. E’ stato fatto riferimento a Giorgio la Pira, il sindaco di Firenze testimone autorevole della fede in Dio ma, nel contempo, di una laicità rigorosa che gli meritò il richiamo di don Sturzo. Il fondatore del Partito Popolare gli raccomandava di guardarsi dall’incorrere in un “marxismo spurio”, di non perdere la pratica dell’interclassismo. Ma nel 1965 il sindaco di Firenze ebbe il coraggio di recarsi in Vietnam a trattare la pace con Ho Chi Minh in persona. Giorgio La Pira non tollerava che il cardinale di Firenze facesse pressione in suo favore presso le autorità del partito. Cosa che avveniva negli anni 70 a Sulmona col vescovo Francesco Amadio. Il prelato raggiungeva, nottetempo, la sede della D.C. aquilana per proporre proprio la candidatura di Giuseppe Bolino. Il politico meritava di suo di essere eletto per l’impegno fattivo dimostrato al servizio del partito e della società civile. Si ritrovò invece bersaglio di un articolo mordace sulle colonne di Il Tempo, ad opera di un giovane Bruno Vespa alle prime armi nella carriera. L’esordiente giornalista grimpeur, anche lui uomo di fede, parafrasava l’incipit del Vangelo di Giovanni: “E venne un uomo…”. Non si trattava del Battista quella volta, ma del vescovo di Sulmona. Vespa non condannava la scorrettezza di una invadenza clericale. Semplicemente contrastava la candidatura di un sulmonese meritevole, a favore del candidato aquilano più promettente … In quegli anni alcuni preti intervenivano su Il Dibattito, foglio a distribuzione regionale diretto da Enzo Ciammaglichella. Promuovevano una Chiesa libera da intrallazzi con i partiti e da privilegi. In tempi di acceso confronto sugli ideali, più che sull’insipienza delle risse odierne tra partiti, si riportavano brani dei Documenti del Vaticano II. Quei testi sdoganavano i fedeli dal vincolo politico esclusivo con la D.C. , veniva restituita ai cattolici la libertà di scelta nelle questioni che non riguardano la fede. “La Chiesa non deve mai identificarsi con un partito … Deve invece mantenersi aperta a diverse opzioni politiche nel quadro di quello che resta sempre l’unico vero obiettivo e cioè la difesa della coscienza morale…”. Con formula abbastanza esplicita si ammoniva che: “A NESSUNO E’ LECITO RIVENDICARE ESCLUSIVAMENTE IN FAVORE DELLA PROPRIA OPINIONE L’AUTORITA’ DELLA CHIESA”. (Gaudium et Spes., 43). Per decenni, dal 1965, quei testi venivano ignorati dalla prassi della Chiesa ufficiale. Alcuni parroci, che si erano formati su quei Documenti, spiegavano ai fedeli che potevano essere democristiani, senza assecondare il malcostume clientelare dei favoritismi e dei privilegi. A partire da quelli di cui godeva la Chiesa. Potevano aderire al Movimento Sociale Italiano, senza rimpiangere il regime che reprimeva le libertà, esaltava la guerra e il razzismo. Potevano essere comunisti, purché a tavola non mangiassero i bambini, né rimpiangessero Stalin e la sua politica. Tutti i partiti dell’arco costituzionale erano legittimati nel sistema democratico repubblicano. Ma il vescovo Amadio non era della stessa opinione e accusava quei preti di “fare politica”. Il presidente D’Alfonso chiudeva il suo brillante intervento affermando che Giuseppe Bolino era animato da sentimenti di autentica laicità. Il professore era laico nella sua indole, nelle relazioni umane ma non era laico quando frequentava le parrocchie in cerca di voti, accompagnato da un parroco della città, la cui fede nella DC gareggiava con la fede in Cristo. L’iniziativa partiva dalla Curia. Erano i tempi … ma la Storia non va dimenticata, come ricordava, per ragioni ben più gravi, Tullia Zevi. Grazie al Concilio da poco concluso, i fedeli erano tornati liberi. I preti “di sinistra” non chiedevano voti, professavano la laicità insieme con la fede. Sempre più numerosi erano invece i politici che facevano ressa e sgomitavano intorno alle tonache rosse. Lo avrebbero continuato a fare. E’ un dato biologico della politica italiana. Solo non dicano più “in nome di Cristo”, per carità di Dio …!

John Stuart Mill. Saggio sulla libertà (1859)

John Stuart Mill (Pentonville, 20 maggio 1806 – Avignone, 8 maggio 1873)

John Stuart Mill (Pentonville, 20 maggio 1806 – Avignone, 8 maggio 1873)

Scopo di questo saggio è formulare un principio molto semplice, che determini in assoluto i rapporti di coartazione e controllo tra società e individuo, sia che li si eserciti mediante la forza fisica, sotto forma di pene legali, sia mediante la coazione morale dell’opinione pubblica. Il principio è che l’umanità è giustificata, individualmente o collettivamente, a interferire sulla libertà d’azione di chiunque soltanto al fine di proteggersi: il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare un potere su qualunque membro di una comunità civilizzata, contro la sua volontà, è per evitare danno agli altri. Il bene dell’individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente. Non lo si può costringere a fare o non fare qualcosa perché è meglio per lui, perché lo renderà più felice, perché, nell’opinione altrui, è opportuno o perfino giusto: questi sono buoni motivi per discutere, protestare, persuaderlo o supplicarlo, ma non per costringerlo o per punirlo in alcun modo nel caso si comporti diversamente. Perché la costrizione o la punizione siano giustificate, l’azione da cui si desidera distoglierlo deve essere intesa a causare danno a qualcun altro. Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l’aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano. È forse superfluo aggiungere che questa dottrina vale solo per esseri umani nella pienezza delle loro facoltà. Non stiamo parlando di bambini o di giovani che sono per legge ancora minori d’età. Coloro che ancora necessitano dell’assistenza altrui devono essere protetti dalle proprie azioni quanto dalle minacce esterne. Per la stessa ragione, possiamo tralasciare quelle società arretrate in cui la razza stessa può essere considerata minorenne. Le difficoltà che inizialmente si oppongono al progresso spontaneo sono così grandi che raramente si può scegliere tra diversi mezzi di superarle: e un governante animato da intenzioni progressiste è giustificato a impiegare ogni mezzo che permetta di conseguire un fine forse altrimenti impossibile. Il dispotismo è una forma legittima di governo quando si ha a che fare con barbari, purché il fine sia il loro progresso e i mezzi vengano giustificati dal suo reale conseguimento. La libertà, come principio, non è applicabile in alcuna situazione precedente il momento in cui gli uomini sono diventati capaci di migliorare attraverso la discussione libera e tra eguali.

Saggio sulla libertà (PDF)

John Locke. Due trattati sul governo (1690)

John Locke (Wrington, 29 agosto 1632 – Oates, 28 ottobre 1704)

John Locke (Wrington, 29 agosto 1632 – Oates, 28 ottobre 1704)

Lettore, trovi qui l’inizio e la fine di un discorso sul governo. Quale sorte abbia disposto altrimenti delle pagine che avrebbero dovuto costituire la parte centrale dell’opera, e che erano più consistenti delle rimanenti, non vale la pena che ti sia raccontato. Queste rimaste sono sufficienti, spero, per rendere accetto il trono del nostro gran restauratore, il nostro attuale re Guglielmo; per validare il titolo che egli riveste più compiutamente e pienamente di qualsiasi altro principe cristiano, in quanto fondato sul consenso del popolo, che è l’unico fondamento di tutti i governi legittimi; e per giustificare di fronte al mondo il popolo d’Inghilterra, il cui amore per i propri giusti diritti naturali, e la cui risoluzione nel volerli salvaguardare, ha salvato la nazione quando essa era sull’orlo della schiavitù e della rovina. Se queste pagine offrono la testimonianza che oso credere vi si possa trovare, non si sentirà una grande mancanza di quelle che sono andate perdute, e il mio lettore potrebbe rimanere soddisfatto anche senza di esse.
Due trattati sul governo (PDF)