Edoardo Puglielli, Il moto di Pratola del 1848

immagine«Era il giorno di domenica 7 maggio e nella piazza numerose torme di contadini si andavano raccogliendo in occasione della festa della Madonna della Libera […]. Il tumulto veniva crescendo a dismisura. Nella piazza piovevano pietre e legna come fiocchi di neve: colpi di fucile si sentivano ripetutamente. La notte fu passata tra gridi e schiamazzi della plebe ubriaca di furore e di vendette…»

Il saggio è stato pubblicato nel volume a cura di Marco Antonio Petrella, Viaggio nella storia di Pratola, Vol. II, Dal terremoto del 1706 alla fine del XIX secolo, Amaltea, Raiano 2016 (Isbn 978-88-88083-37-7), pp. 170-191.

PuglielliPratola1848

Cesare Beccaria. Dei delitti e delle pene (1764)

Cesare Bonesana-Beccarìa, marchese di Gualdrasco e di Villareggio (Milano, 15 marzo 1738 – Milano, 28 novembre 1794)

Cesare Bonesana-Beccarìa, marchese di Gualdrasco e di Villareggio (Milano, 15 marzo 1738 – Milano, 28 novembre 1794)

Alcuni avanzi di leggi di un antico popolo conquistatore fatte compilare da un principe che dodici secoli fa regnava in Costantinopoli, frammischiate poscia co’ riti longobardi, ed involte in farraginosi volumi di privati ed oscuri interpreti, formano quella tradizione di opinioni che da una gran parte dell’Europa ha tuttavia il nome di leggi; ed è cosa funesta quanto comune al dì d’oggi che una opinione di Carpzovio, un uso antico accennato da Claro, un tormento con iraconda compiacenza suggerito da Farinaccio sieno le leggi a cui con sicurezza obbediscono coloro che tremando dovrebbono reggere le vite e le fortune degli uomini. Queste leggi, che sono uno scolo de’ secoli i piú barbari, sono esaminate in questo libro per quella parte che risguarda il sistema criminale, e i disordini di quelle si osa esporli a’ direttori della pubblica felicità con uno stile che allontana il volgo non illuminato ed impaziente. Quella ingenua indagazione della verità, quella indipendenza delle opinioni volgari con cui è scritta quest’opera è un effetto del dolce e illuminato governo sotto cui vive l’autore. I grandi monarchi, i benefattori della umanità che ci reggono, amano le verità esposte dall’oscuro filosofo con un non fanatico vigore, detestato solamente da chi si avventa alla forza o alla industria, respinto dalla ragione; e i disordini presenti da chi ben n’esamina tutte le circostanze sono la satira e il rimprovero delle passate età, non già di questo secolo e de’ suoi legislatori. […]

Tre sono le sorgenti delle quali derivano i principii morali e politici regolatori degli uomini. La rivelazione, la legge naturale, le convenzioni fattizie della società. Non vi è paragone tra la prima e le altre per rapporto al principale di lei fine; ma si assomigliano in questo, che conducono tutte tre alla felicità di questa vita mortale. Il considerare i rapporti dell’ultima non è l’escludere i rapporti delle due prime; anzi siccome quelle, benché divine ed immutabili, furono per colpa degli uomini dalle false religioni e dalle arbitrarie nozioni di vizio e di virtú in mille modi nelle depravate menti loro alterate, cosí sembra necessario di esaminare separatamente da ogni altra considerazione ciò che nasca dalle pure convenzioni umane, o espresse, o supposte per la necessità ed utilità comune, idea in cui ogni setta ed ogni sistema di morale deve necessariamente convenire; e sarà sempre lodevole intrappresa quella che sforza anche i piú pervicaci ed increduli a conformarsi ai principii che spingon gli uomini a vivere in società.

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Carlo Rosselli. Socialismo liberale (1930)

Carlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles-de-l'Orne, 9 giugno 1937)

Carlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles-de-l’Orne, 9 giugno 1937)

Nella parte ricostruttiva del libro mi sono proposto di offrire, sia pure di scorcio, il quadro di una rinnovata posizione socialista che io amo chiamare socialista liberale. Dal punto di vista storico questa formula sembra racchiudere una contraddizione, poiché il socialismo sorse come reazione al liberalismo – soprattutto economico – che contraddistingueva il pensiero borghese ai primi dell’ottocento. Ma dall’ottocento ad oggi molto cammino si è fatto e molte esperienze si sono accumulate. Le due posizioni antagonistiche sono andate lentamente avvicinandosi. Il liberalismo si è investito progressivamente del problema sociale e non sembra piú necessariamente legato ai principî della economia classica, manchesteriana. Il socialismo si va spogliando, sia pure faticosamente, del suo utopismo ed è venuto acquistando una sensibilità nuova per i problemi di libertà e di autonomia. È il liberalismo che si fa socialista, o è il socialismo che si fa liberale? Le due cose assieme. Sono due visioni altissime ma unilaterali della vita che tendono a compenetrarsi e a completarsi.

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Francesco Mario Pagano. Opere filosofico-politiche ed estetiche (1800)

Francesco Mario Pagano (1748-1799)

Francesco Mario Pagano (1748-1799)

“Le lezioni di Pagano erano chiare come le sue idee. La sua cattedra si distingueva dalle altre per l’affluenza dei giovani, siccom’egli si distingueva dagli altri professori per elevatezza di mente, per vastità di dottrina, per ampiezza di vedute. Pensator sublime, ragionator profondo e facondissimo espositore, Pagano era il Platone di Napoli.
I suoi allievi in immatura età filosofavano. Essi recarono al foro la luce de’ princìpi di così gran maestro, che rapidamente si propagarono. S’infiammavan tutti del fervore di spargere le nuove teorie; bisognava almeno conoscerle; era uno scorno l’ignorarle. Si citavano le opinioni di Pagano come gravissime autorità. Gli stessi vecchi magistrati, troppo tenaci degli antichi princìpi per adottare i nuovi, gli accoglievano con venerazione, e, rispettandoli per sentimento, li rigettavano per abitudine” (Flaminio Massa)

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