Carl Schmitt. Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo (1942)

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Carl Schmitt (1888-1985)

L’uomo è un essere di terra che calca il suolo. Staziona, cammina e si muove sulla terra dal solido fondamento. Questa è la sua posizione e la sua base; in tal modo egli ricava il suo punto di vista. Ciò determina le sue impressioni e il suo modo di vedere il mondo. Egli non solo acquisisce il suo orizzonte ma anche la forma del suo procedere e dei suoi movimenti, la sua figura, in quanto essere vivente, nato e muoventesi sulla terra. Di conseguenza egli chiama terra ‘ l’astro sul quale vive, sebbene notoriamente, per quanto riguarda la dimensione della sua superficie, quasi tre quarti siano acqua e solo un quarto terra e anche i continenti più estesi galleggiano solo come isole. Da quando sappiamo che questa nostra terra ha la forma di una sfera, parliamo con la massima naturalezza di sfera terrestre di globo terrestre ‘. Troveresti strano doverti raffigurare una ‘ sfera acquatica o un globo acquatico ‘»

https://laboratorioodradek.files.wordpress.com/2013/04/schmitt-terra-e-mare-una-riflessione-sulla-storia-del-mondo.pdf

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Jürgen Habermas. Il discorso filosofico della modernità (1985)

habermasIn Der philosophische Diskurs der Moderne (1985), Habermas individua in Hegel il primo che elevi a problema filosofico il processo di distacco della modernità dalle superstizioni normative del passato, anche se, va ricordato, nel precedente discorso francofortese Die Moderne – ein unvollendentes Project (1980), trovava spazio solo Kant, con la sua rivendicazione della peculiarità dell’estetico. Nel testo del 1985 [Il discorso della modernità, tr. it., Laterza, Roma-Bari 1987], invece, Habermas afferma che la critica alla tradizione, che va dalle esperienze del Rinascimento, della Riforma, della scienza moderna e dell’Illuminismo fino a Kant, giunge solo in Hegel a quel bisogno di autoaccertamento della modernità, che diventa il problema fondamentale della stessa filosofia hegeliana. Il principio dell’età moderna scoperto da Hegel è quello della libertà della soggettività, che si configura insieme come progresso, ma anche come spirito estraniato, per cui portare la modernità a concetto significa anche farne la critica. Fondamentale è il rapporto con la filosofia di Kant, e proprio esaminando dall’interno della filosofia di Hegel tale rapporto Habermas può affermare che la consapevolezza della modernità è di Hegel e non di Kant. Le connotazioni della soggettività sono per Hegel: l’individualismo, il diritto alla critica, l’autonomia dell’agire e infine la filosofia idealistica stessa. Gli eventi storici decisivi per l’attuazione del principio della soggettività a loro volta sono: la Riforma, l’Illuminismo e la Rivoluzione francese. Se ne ricava l’importanza per Hegel di analizzare il punto di approdo che è costituito dalla filosofia di Kant, giunta nell’elemento della autocomprensione, anche se in Kant tale operazione rimane come pura riflessione dell’io su se stesso. Habermas accetta sostanzialmente la critica di Hegel a Kant, quando afferma che è vero che Kant riesce a esprimere il mondo moderno in un sistema di idee, ma «ciò significa soltanto che nella filosofia di Kant si riflettono, come in uno specchio, i tratti essenziali dell’epoca, senza che egli abbia compreso la modernità come tale» [tr. it. cit., p.20]. Egli infatti accetta che scienza, morale e arte, che fino al termine del XVIII secolo si erano differenziate, rimangano da una parte separate tra loro, e, come unica sfera di sapere, restino distinte dalla sfera della fede e dei rapporti sociali giuridicamente organizzati. Kant cioè non avverte come scissioni le differenziazioni entro la ragione. «Perciò Kant ignora il bisogno che nasce con le separazioni strappate dal principio della soggettività. Questo bisogno si impone alla filosofia non appena la modernità si concepisce come un’epoca storica, ossia non appena essa diviene consapevole del suo distacco da passati esemplari e della necessità di attingere da se stessa tutto ciò che è normativo, come un problema storico. Allora infatti si pone il problema se il principio della soggettività e la struttura dell’autocoscienza ad essa immanente, siano sufficienti quale fonte di orientamenti normativi – se bastino non soltanto a ‘fondare’ scienza, morale ed arte in generale, bensì anche a render stabile una formazione storica che si è affrancata da tutti gli obblighi storici» [ivi, p.21]. Hegel quindi intende rispondere al bisogno di superare le scissioni con una critica all’idealismo soggettivo sia di Kant sia di Fichte tendente alla riconciliazione della modernità con se stessa.

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiacritica/discorsofilosofico.pdf

Albert Camus. Lo straniero

thOggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo. Insomma, non avevo da scusarmi di nulla. Stava a lui, piuttosto, di farmi le condoglianze. Ma certo lo farà dopodomani, quando mi vedrà in lutto. Per adesso è un po’ come se la mamma non fosse morta; dopo il funerale, invece, sarà una faccenda esaurita e tutto avrà preso un andamento più ufficiale.

https://moodle2.units.it/pluginfile.php/29556/mod_resource/content/1/albert_camus_-_lo_straniero.pdf