Michel Onfray. Trattato di ateologia

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Lo straniero di Orson Welles (film)

Ritmo incalzante, splendido uso del chiaroscuro grazie alla fotografia di Russel Metty, duello recitativo di altissimo livello tra Edward G Robinson e lo stesso Welles. Interessanti i simbolismi: l’orologio del campanile, metafora di un tempo sospeso, quello della fuga del gerarca che tenta di rifarsi una vita; apparecchio che, non appena ricomincia a muoversi, segnerà l’ineluttabilità del destino di Charles “Franz Kindler”. Il buio ricorrente, simbolismo più scontato ma esteticamente bellissimo dell’ambiguità del protagonista, che nel momento della confessione avrà metà della faccia interamente nera. La provincia americana – viene in mente “Furia” di Fritz Lang – dove tutti sanno tutto di tutti ad eccezione dello “straniero”, richiamo alla paura del diverso, in questo caso stranamente non vittima di pregiudizio, poichè viene scoperto solo da un altro straniero, che fa aprire gli occhi a tutta la comunità. Ultimo ragionamento che emerge dalla pellicola, quello sulla famiglia americana, sulla fedeltà cieca della moglie innamorata, disposta a coprire l’assassino in tutto e per tutto, fino all’emergere, come dice E.G.Robinson, del subconscio.

L’ultima “eresia” di Lucio Colletti: “il ritorno a Kant”?

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ISSN 2281-6569 SFI Sezione di Sulmona Giuseppe Capograssi [online]

di Silvio Cappelli

La presenza di Kant, nella doppia veste di oppositore a Hegel e di precursore di Marx, risulta così decisiva nella riflessione di Colletti non solo perché rappresenta un motivo di peculiarità all’interno del dibattito filosofico italiano (e basti ricordare i nomi di Gramsci, Croce e Gentile che di fatto hanno sviluppato originalmente una linea di continuità tra Hegel e Marx), ma anche perché colloca Colletti tra i più raffinati pensatori “marxisti” europei della seconda metà del XX secolo (e sarebbe già sufficiente ricordare l’enorme diffusione e traduzione dei suoi scritti), ponendolo in netta opposizione alle correnti di sinistra “alla moda” come Marcuse e in generale della scuola di Francoforte, che monopolizzarono la critica alla “società borghese moderna” nel secondo dopoguerra.

L’ultima eresia di Lucio Colletti

“I fondamenti della geometria” di Hilbert e la filosofia

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Società Filosofica Italiana
Sezione Giuseppe Capograssi [online]
ISSN 2281-6569

di Silvio Cappelli

David Hilbert (1862-1943) occupa un posto di assoluto prestigio nella storia delle idee a cavallo dei secoli XIX e XX. Per cogliere la sua importanza e centralità non bisogna fermarsi al semplice lavoro scientifico, ma procedere al puro significato simbolico. Questi lavori hanno rappresentato, da un lato, la risoluzione della ‘crisi’ dei fondamenti nelle scienze matematiche cominciata all’inizio del diciannovesimo secolo con la scoperta delle geometrie non-euclidee, e, dall’altro lato, hanno indicato la direzione alla successive ricerche scientifiche.

Hilbert e la filosofia

Nelson Goodman. Ways of Worldmaking

NELSONThis book does not run a straight course from beginning to end. It hunts; and in the hunting, it sometimes worries the same raccoon in different trees, or different raccoons in Ihe same tree, or even what turns out to be no raccoon in any tree. It finds itself balking more than once at the same barrier and taking off on other trails. It drinks often from the same streams, and stumbles over some cruel country. And it counts not the kill but what is learned of the territory explored.

Goodman_Nelson_Ways_of_Worldmaking (PDF)

https://monoskop.org/images/1/1d/Goodman_Nelson_Ways_of_Worldmaking.pdf