Erminio Troilo (1874-1968)

Nacque a Perano (Chieti) l’8 luglio 1874 da Luigi e Concezia Troilo. Compiuti gli studi classici si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza della “Sapienza” di Roma, laureandosi l’11 dicembre 1897. Prese servizio presso il Ministero del Tesoro il 1° febbraio 1897; il 1° agosto 1910 raggiunse il grado di Capo Sezione Amministrativo di II classe: contemporaneamente, coltivò gli studi filosofici. Seguace di Ardigò, fu fra i fondatori della Società positivista italiana (1897); fondò e diresse, tra il 1895 e il ‘99, “Il pensiero moderno” e “Il pensiero nuovo” e collaborò assiduamente alla “Rivista di filosofia e scienze affini” (1899-1908) di Giovanni Marchesini; si segnalò con Il misticismo moderno (1899) e La dottrina della conoscenza nei moderni precursori di Kant (1904). L’affermazione del neoidealismo e del pragmatismo lo indusse ad accentuare la sua lettura razionalistica della lezione del filosofo mantovano (Necessità d’integrazioni del positivismo, 1908; Idee e ideali del positivismo, 1909; Il positivismo e i diritti dello spirito, 1912), avviando un progressivo distacco che culminò nella critica alla teoria dell’indistinto, per Troilo incapace di assicurare l’unità del reale, condotta in Il problema dell’unità dell’essere nella filosofia di Ardigò (1928).

Erminio Troilo (in alto a destra) con la famiglia a Perano

Il 28 maggio 1905 fu nominato Libero docente di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università di Roma: nel 1914-15 sostituì Barzellotti nell’insegnamento della Storia della filosofia. Dal gennaio 1910 entrò a far parte del Comitato di Redazione della “Rivista di filosofia”, organo della S.F.I., e sino al dicembre 1913 ne curò la pubblicazione assieme a Bernardino Varisco. Insegnò filosofia teoretica nelle univv. di Palermo (dal 1915) e di Padova (dal 1920). Il pensiero di T. è caratterizzato da due fasi: quella che potrebbe essere definita metodico-positivista (e che prende le mosse dalla riflessione del suo maestro Ardigò), e, più originale, la fase (in certo senso sistematica) da lui stesso indicata come «realismo assoluto», che si richiama, nella sostanza, al panteismo di Bruno e di Spinoza. L’essere eterno infinito, tutt’uno con lo spirito assoluto, è il presupposto e il principio unificatore degli esseri relativi. Trascendente e indeterminato, l’essere si immanentizza e si determina nella realtà e negli individui, oggettivandosi di fronte ai soggetti come assolutamente altro da questi. Morì a Padova nel 1968.

Le sue principali opere sono:

  • Il misticismo moderno (1899);
  • Idee e ideali del positivismo (1909);
  • La filosofia di G. Bruno (2 voll., 1907-14);
  • Il positivismo e i diritti dello spirito (1912);
  • Figure e studi di storia della filosofia (1918); Lo spirito della filosofia (1925);
  • Le ragioni della trascendenza o del realismo assoluto (1936);
  • Figure e dottrine di pensatori (due serie, 1937-1941);
  • La mia prospettiva filosofica (1950).

Leggi le Considerazioni sullo spirito pedagogico della filosofia di Kant.

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